21 Luglio 2009

QUANDO ho aperto la busta e ho visto quella cifra mi sono sentita mancare

«QUANDO ho aperto la busta e ho visto quella cifra mi sono sentita mancare. Per tre, quattro giorni sono stata male, ansia, gastrite, ospedale. Ora voglio i danni. Qualcuno dovrà pur pagare per quell’errore». Quando ha visto il contenuto Sandra, quarantenne di un paese del basso ferrarese (che preferisce rimanere anonima), non credeva ai suoi occhi: 900 milioni di euro da pagare. Che cosa? Assurdo? Una pazzia? Meglio un «banale errore». Anche la donna è una delle tante vittime ferraresi delle cartelle pazze di Equitalia con impresse cifre sbalorditive da versare tra interessi e spese di notifiche. GRANDE PAURA La simpatica’ letterina, Sandra, l’ha ritrovata nella buchetta della posta di casa alcuni giorni fa. «Era una raccomandata da Equitalia spiega con ricevuta di ritorno, inizialmente ho pensato ad una multa e mi son chiesta quando l’avessi presa. Poi l’ho aperta e trovo un importo di 0,02 centesimi di debito. Ma non era tutto…». Scorrendo con gli occhi la distinta il cuore ha cominciato a pulsare sempre più forte, sudori freddi, occhi sgranati: 100 milioni di euro di notifica e altri 700 (sempre milioni) di interessi. Totale oltre 900 milioncini nel calcio sarebbe come comprare 10 Cristiano Ronaldo da pagare entro quindici giorni. Una scena vista e rivista in decine e decine di case ferraresi da inizio luglio. «Mi sono sentita mancare riprende la donna , stavo crollando per terra. Ho pensato e ripensato come era possibile. Mi son detta: qui siamo rovinati. Ma non mi capacitavo. Ho preso il telefono e subito ho chiamato il mio avvocato e lui mi ha tranquillizzato dicendomi che di certo era stato commesso un errore». SCUSE E OSPEDALE Nei giorni successivi sono aumentati i malesseri della donna: palpitazioni, crisi di ansia, gastrite a go-go. «Sono dovuta andare all’ospedale ricorda con rabbia Sandra , stavo malissimo». Nei giorni successivi ecco arrivare le scuse scritte da Equitalia: un errore, un file capriccioso che, al momento della stampa, ha moltiplicato il numero degli zeri. Le cartelle pazze, hanno spiegato ancora dalla società, saranno stralciate e sostituite da lettere con gli importi corretti. Ma intanto il rischio di crepacuore resta elevato. «Ora ci chiedono scusa, parlano di banale errore. Ma con queste cose non si scherza. Qui le persone rischiano grosso». Ergo? «Ora chiosa la donna sto pensando di fare causa, voglio i danni per quei momenti bruttissimi che mi hanno fatto passare». VIE LEGALI La conferma arriva proprio dall’avvocato che assiste la donna, Giuseppe Incandela: «Stiamo valutando come procedere ma l’idea è quella di procedere per vie legali». La cosa da dimostrare, per chiedere un risarcimento in sede civile, è l’esistenza di un nesso di causalità tra la lettura della cartella e il conseguente malore. In caso contrario sarà molto, molto dura.  DANNI La società di riscossione, ha annunciato l’associazione di tutela dei consumatori Codacons, «sarà ovviamente chiamata a rispondere degli ingiusti danni e dell’enorme stress fisico e psicologico che ha prodotto al contribuente protagonista della vicenda. Stiamo preparando una durissima denuncia che depositeremo in Procura, e assisteremo legalmente il cittadino, chiedendo in tribunale la condanna di Equitalia a un risarcimento danni record. La magistratura dovrà accertare come sia possibile che un’onesta persona finisca in ospedale a causa degli errori di un ufficio pubblico».
 

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