Cardia, rischio asfissia finanziaria
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fonte:
- Alto Adige
- Corriere delle Alpi
- Gazzetta di Mantova
- Gazzetta di Modena
- Gazzetta di Reggio
- Il Centro
- Il Mattino di Padova
- La Città di Salerno
- La Nuova Ferrara
- La Nuova Sardegna
- La Nuova Venezia
- La Provincia Pavese
- La Tribuna di Treviso
- Trentino extra
L’allarme della Consob: le imprese più deboli in gravi difficoltà
MILANO. «Le prospettive restano oggi caratterizzate da profonda incertezza. I soggetti più deboli, sia nel mondo delle imprese che tra gli investitori, sono esposti a maggiori rischi. In particolare solo le imprese di grandi dimensioni riescono a reperire mezzi finanziari senza gravi difficoltà, mentre gran parte delle imprese medio-piccole trova difficoltà e potrebbe correre rischi di asfissia finanziaria». Lamberto Cardia, forse al suo ultimo discorso come presidente della Consob (il suo mandato scade nel giugno prossimo), lancia un allarme preciso in questi tempi di crisi. Lo fa da Milano, in Piazza Affari, nel corso dell’assemblea annuale della Commissione di controllo sulle società e la Borsa. Cardia lancia l’allarme, dice che senza soldi le piccole imprese potrebbero chiudere i battenti. «Si sta interrompendo – sono le sue parole – un processo di ristrutturazione industriale del settore che negli anni scorsi aveva cominciato a produrre risultati incoraggianti in termini di produttività e di competitività». In platea, ad ascoltare le sue parole, ci sono il presidente della Repubblica, Napolitano; il ministro Tremonti, il governatore della Banca d’Italia, Draghi. E poi politici e banchieri. E proprio ai banchieri sono rivolte le parole di Cardia, quasi un invito perchè allarghino i cordoni della borsa. Infatti, pressoché immediata, arriva la risposta di Corrado Faissola, presidente dell’Abi, l’associazione delle banche italiane. «Nell’attuale contingenza economica – spiega – il problema per le imprese non è tanto l’asfissia finanziaria, quando la mancanza di domanda di credito». Come dire: non sono le banche a non offrire il denaro, sono le imprese che non lo chiedono. Faissola, a suo dire, sostiene che le imprese non sanno che cosa succederà nel post-crisi e allora stanno attente, attentissime e tutto fanno fuorché chiedere crediti per allargare le loro attività. Molti i punti toccati da Cardia nella sua relazione. Il presidente della Consob ha spiegato che, per riportare fiducia sui mercati servono «regole condivise e trasparenza». Le regole dovrebbero essere condivise a livello internazionale, perchè non si possono imporre regole in un Paese e lasciare mano libera agli avvoltoi in altri Stati. Per questo Cardia vede bene il tentativo di dar vita a un sistema europeo di vigilanza finanziaria, in quanto «senza trasparenza e correttezza non c’è fiducia e senza fiducia non c’è stabilità». «Deludente e inadeguata». Con queste due parole il presidente del Codacons, Marco Donzelli, commenta la relazione di Lamberto Cardia. «Non basta auspicare trasparenza e correttezza – spiega Donzelli – ma Cardia doveva dirci che cosa ha fatto la Consob per prevenire tutti i fallimenti ed i crack che hanno travolto migliaia di risparmiatori italiani in questi anni. In Italia nessuno realmente controlla e previene le violazioni delle normative poste a tutela del risparmio». Dello stesso avviso il presidente dell’Adiconsum, Paolo Landi. «I consumatori – dice – non sono tutelati. La class action approvata non è un deterrente contro il rischio di futuri raggiri e truffe. Il risparmio delle famiglie è stato oggetto di raggiri, truffe, furbizie. Nonostante ciò, poco è cambiato. In altri Paesi i responsabili di raggiri e tuffe stanno scontando pene in carcere: nulla di tutto ciò è successo in Italia».
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