23 Giugno 2009

Pochi segnali positivi nell’analisi Istat rimbalzano gli ordini di vetture italiane

Male l’industria, si salva solo l’auto
Ad aprile nuovi dati negativi su produzione, ordinativi e fatturato
LA CRISI

 

 
ROMA. Aprile è stato un mese nero per l’industria italiana. I dati Istat registrano un crollo su base annua del fatturato del 22,2% e degli ordinativi del 32,2%. Per quanto riguarda la variazione rapportata al marzo 2009, il fatturato è invariato (dopo una serie ininterrotta di nove cali) mentre gli ordini calano del 3,7%. E’ molto negativo anche il dato trimestrale: tra febbraio e aprile le variazioni congiunturali cadono del 7,4% per il fatturato e dell’8,3% per gli ordini, rispetto al trimestre precedente (novembre-gennaio). Da registrare un dato in controtendenza, ma solo sul territorio nazionale, per l’industria dell’auto: ad aprile crescono gli ordinativi del 4,6% rispetto allo stesso mese del 2008. Un risultato probabilmente trainato dagli incentivi statali, che però sbiadisce subito in rapporto al crollo della domanda estera con un -44,5% che porta il dato complessivo a un desolante -20,2%. Segno meno anche per quanto riguarda il fatturato sceso del 5,5% per quello nazionale e precipitato del 58,1% quello estero. Nel dettaglio, nella tabella diffusa dall’Istat si trovano pochi segni positivi. Nella manifattura – indicato come il settore industriale più robusto – ad aprile il calo del fatturato è del 22,4%, nel tessile del 24,1%, del 30,1% nei prodotti petroliferi e del 41,1% nella metallurgia. Solo una flessione del 3,1% nell’industria alimentare mentre i due dati positivi riguardano l’attività estrattiva (+6%) e i prodotti farmceutici (+1,8%). Anche negli ordinativi – il fatturato futuro – tracollo del 44% nei macchinari e attrezzature varie, del 33,4% nelle apparecchiature ad uso domestico. I dati Istat negativi sull’industria suscitano preoccupate reazioni. Per Stefano Fassina (Pd) «in un anno le imprese industriali italiane hanno perso quasi un quarto del fatturato e un terzo degli ordinativi». Questo conferma, secondo l’esponente Pd, che «l’apice della crisi economica non è alle nostre spalle» e il quattordicesimo mese consecutivo di contrazione degli ordinativi indica invece «che il peggio deve ancora arrivare in termini di aumento dei disoccupati». Per questo Fassina chiede che il Dpef da presentare al parlamento entro il 30 giugno «ripristini la lotta all’evasione ed escluda ogni ipotesi di scudo fiscale, in realtà un immorale condono a buon mercato per i ricchi».  Il Codacons per uscire da «questa evidente crisi profonda» invita Berlusconi a «seguire almeno i consigli della Marcegaglia» che ha annunciato come le liberalizzazioni «da sole potrebbero far aumentare il Pil dell’11%».  Ma il governo, spiega il Codacons «sta andando nella direzione opposta presentando disegni di legge che si prefiggonbo addirittura di bloccare le poche e già insufficienti misure introdotte da Bersani». Intanto l’Ocse prevede che il Pil dei 30 paesi più sviluppati registrerà una contrazione del 4,3% nel 2009 e un arretramento dello 0,1% nel 2010. Il numero uno dell’Istituto, Angel Gurria, prevede un 2009 in forte calo, con «una crescita molto difficile nell’area Ocse. I problemi dell’occupazione continueranno a peggiorare».

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