Voli di Stato. Procura di Roma. Archiviare accuse, non è un reato volare con il premier
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- America Oggi
ROMA. Ospitare passeggeri su un aereo di Stato, purché si voli in compagnia del premier in un viaggio istituzionale, non costituisce reato per il presidente del Consiglio. È questa, in estrema sintesi, la "ratio" della richiesta di archiviazione formulata oggi dalla procura di Roma per Silvio Berlusconi, allegata alla trasmissione degli atti al Tribunale dei ministri.
L’affaire "voli di Stato", la iscrizione del presidente del Consiglio sul registro degli indagati per l’ipotesi di reato di abuso d’ufficio, giunge ad un primo, prevedibile, esito. Spetterà ora al collegio competente per l’esame di reati ministeriali valutare e decidere se accogliere le richieste formulate dal procuratore Giovanni Ferrara, dall’aggiunto Achille Toro e dal pool di tre pm – Ilaria Calò, Simona Maisto e Giuseppe Saieva – che dal 3 giugno scorso (giorno dell’iscrizione di Berlusconi sul registro degli indagati) hanno esaminato centinaia di foto scattate dal reporter Antonello Zappadu, oltre che a Villa Certosa – vicenda per la quale è sotto inchiesta per tentata truffa e violazione della privacy – all’aeroporto di Olbia.
Nel teleobiettivo di Zappadu 16 persone, compresa la scorta del premier, tra cui il cantautore Mariano Apicella, una cantante e altri "manifesti passeggeri", come li definisce la procura nella richiesta di archiviazione.
Secondo quanto scrivono nelle tre pagine del provvedimento i magistrati di piazzale Clodio, è lo stesso reato di abuso d’ufficio ad "essere insussistente". E ciò in virtù della circostanza secondo la quale le regole che disciplinano l’utilizzo dei cosiddetti "aerei blu" sono delle mere "direttive" emanate da Palazzo Chigi e non "disposizioni di legge o regolamenti", la cui inosservanza comporta il reato di abuso.
L’indagine partita dalle foto pubblicate sulla stampa e da una denuncia del Codacons – ha riguardato cinque voli, effettuati tra l’aeroporto di Roma e quello di Olbia, nelle date: 24, 25 e 31 maggio 2008, primo giugno e 17 agosto dello stesso anno.
I primi quattro voli, come si legge nella richiesta del procuratore Giovanni Ferrara, l’aggiunto Achille Toro e i pm Giuseppe Saieva, Monica Maisto e Ilaria Calò, hanno riguardato il soggiorno in Italia dell’ex primo ministro della Repubblica Ceka, Topolanek. Mentre l’ultimo ha accompagnato Berlusconi e le persone che erano con lui in un’altra occasione. La Procura ha accertato che gli ospiti diretti a Villa Certosa hanno "sempre viaggiato con il presidente Berlusconi".
Da ciò è emersa l’insussistenza anche della ipotesi di reato di peculato sulla base di una sentenza della Cassazione del 2007, secondo la quale viaggiare a bordo di un volo di Stato con chi ne ha diritto istituzionalmente non evidenzia rilevanze penali. Secondo la Suprema Corte, infatti, in questo caso non si é in presenza né di "un danno (non c’é un aumento dei costi del volo se si viaggia in tre o in più persone), né di un vantaggio patrimoniale apprezzabile (ossia il costo del passaggio aereo offerto)".
La Procura di Roma, inoltre, ha inviato per competenza territoriale gli atti dell’indagine su Zappadu alla magistratura di Tempio Pausania. Nel fascicolo c’é anche la denuncia bis dell’avvocato Niccolò Ghedini che ieri aveva chiesto il sequestro – stavolta non eseguito – delle 5000 foto dell’archivio del fotoreporter sardo. Tra gli scatti giudicati diffamatori, almeno secondo il racconto fatto dallo stesso Zappadu delle foto scattate, quelli che ritrarrebbero il presidente del Consiglio in compagnia di alcune belle e giovani donne in una sorta di "matrimonio" celebrato nei giardini di Villa Certosa.
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