Inflazione allo 0,9% Mai così giù dal ’68
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fonte:
- La Stampa
Forse per i consumatori è uno dei pochi effetti positivi di questa recessione: a maggio secondo l’Istat l’inflazione in Italia è scesa allo 0,9% (dall’1,2% di aprile), il livello più basso dal novembre del 1968, quando si attestò allo 0,7%. E in Europa, nella zona dell’euro, a maggio il carovita è sceso addirittura a zero. Ma questo crollo dell’inflazione, come rileva peraltro l’Istat, è stato innescato dal calo dei prezzi dei carburanti (-18% in media) e dei trasporti. Di qui il timore, più che giustificato, delle associazioni dei consumatori, il Codacons, in testa, che il calo dell’inflazione sia «illusorio, una diminuzione virtuale dovuta al comparto energia», che peraltro è tornato a correre col petrolio che ieri tornato a salire sopra i 70 dollari al barile. Peraltro anche a maggio la benzina è salita (+1,8%) e il gasolio dell’1,7%, ma su base annua la variazione resta invece nettamente negativa: -15,8% per la verde e -25% per il diesel. Le famiglie italiane, che si trovano a fare i conti con la spesa di tutti i giorni, possono comunque tirare un sospiro di sollievo. Anche perché per i beni di prima necessità (dagli alimentari ai giornali, dalle sigarette alla benzina), la frenata è stata ancora più evidente, con una discesa allo 0,6%. Niente a che vedere con i picchi del 6% toccati a luglio scorso. Per gli alimentari, ad esempio, si è passati da un aumento su base annua del 2,7% a +2,5%: per il pane i rincari si sono fermati a +1,1% (dal +1,4% di aprile), mentre per la pasta si è scesi da +7,7% a +4,8%. Ed è rallentato anche il tasso di incremento di alcolici e tabacchi (da +5,1% a +5,0%). Anche per quei prodotti o servizi con cui le famiglie si trovano a fare i conti con «media frequenza» (abbigliamento, tariffe, trasporti stradali e aerei, medicine e così via), l’inflazione è scesa: dall’1,2% di aprile allo 0,9%. Il rallentamento è stato insomma generalizzato, e non solo in Italia. In Europa l’andamento al ribasso è stato ancora più accentuato, con una media nell’area euro dello 0% e con alcuni Paesi – come Irlanda (-1,7%), Portogallo (-1,2%), Spagna e Lussemburgo (-0,9% ciascuno) – che, complice la crisi economica, sono abbondantemente scesi sotto lo zero, imboccando la strada della deflazione. Per l’Italia il tasso armonizzato europeo è sceso allo 0,8%. Per le associazioni dei consumatori però c’è ben poco da festeggiare. Adusbef, Codacons, Federconsumatori e Adoc continuano infatti a puntare il dito contro i rincari degli alimentari, che, nonostante la decelerazione di maggio, mostrano ancora rialzi sopra il 2%. Solo per gli alimentari infatti, calcola il Codacons, si dovranno sborsare 420 euro in più nel 2009. Adusbef e Federconsumatori evidenziano così la situazione «insostenibile» in cui si trovano le famiglie italiane alle prese anche con cassa integrazione e disoccupazione. Mentre Coldiretti, Cia e Confagricoltura denunciano invece «forti distorsioni nel passaggio degli alimenti dal campo alla tavola»: a fronte del +2,5% misurato dall’Istat per gli alimentari nelle campagne si assiste infatti a un calo del 12,7% dei prezzi agricoli.
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