Il nome del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è stato iscritto nel registro degli indagati della Procura di Roma
ROMA Il nome del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è stato iscritto nel registro degli indagati della Procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta sui voli di Stato. Si tratta, sottolineano fonti giudiziarie, di un atto dovuto. L’inchiesta è stata avviata dopo la denuncia presentata dal Codacons sul trasferimento in Sardegna di ospiti del premier su velivoli dell’Aeronautica militare. L’ipotesi di reato è quella di abuso d’ufficio. Gli atti saranno trasmessi al Tribunale dei Ministri nei prossimi giorni. Fonti giudiziarie fanno, peraltro, rilevare che, da un primo esame dell’esposto, si potrebbe profilare una rapida archiviazione dell’indagine. L’inchiesta, in definitiva, potrebbe seguire lo stesso percorso di quella, per fatti analoghi, che ha riguardato in passato gli ex ministri Francesco Rutelli e Clemente Mastella.
«Resto premier»
La notizia è giunta in serata, quando Berlusconi aveva finito di registrare la puntata di «Porta a porta» dove ha spaziato su tutti i temi: dalla vicenda Noemi alla crisi, dal rapporto con il Pd all’esigenza delle riforme.«Non mi è mai passato nemmeno per l’anticamera del cervello di mollare – ha esordito il Cavaliere da Bruno Vespa -. Sono stato responsabilizzato dagli italiani e devo portare avanti il governo del Paese». Insomma, sulle elezioni anticipate «stiamo parlando di storie, è tutta fantapolitica che si trova sui pazzi giornali che ogni giorno dipingono un’Italia che non è reale». E lancia il primo attacco: i giornali esteri che attaccano il governo e lui stesso «sono insufflati da gruppi editoriali italiani, e ne abbiamo la certezza, oppure da chi in Italia si oppone al gruppo Mediaset nel settore della televisione», riferendosi esplicitamente a Rupert Murdoch, che è anche proprietario del «Times» che lo aveva definito «buffone».
Il «Caso Noemi»
Sul caso Noemi spiega di non voler rispondere alle dieci domande del quotidiano «La Repubblica»: «Io non leggo Repubblica da molti anni e sopravvivo bene». Tutta la vicenda sulla ragazza campana è «una campagna di delegittimazione» della sinistra che «ha messo una calunnia sopra un’altra calunnia», ma «gli italiani hanno finalmente capito con chi hanno a che fare». «Ho risposto ad un’unica domanda riguardo l’impossibilità di non andare a quella festa di compleanno – aggiunge -. Il resto riguarda il privato di quella famiglia e anche il mio. In Italia la libertà è il fondamento della nostra Costituzione che ha al primo punto la privacy. Ci tornerei a quella festa perchè avevo fatto una promessa e io mantengo sempre le promesse». E sulle foto sequestrate a un paparazzo sardo svela: «Le ho viste e sono assolutamente pubblicabili».
«Crisi sopportabile»
Poi il premier passa all’economia e spiega: «Pur con questa crisi in Italia non muore nessuno perché lo stato è vicino alle persone e chi ha bisogno». Ma un precario che perde il lavoro?, chiede Vespa. «Un precario che perde il lavoro ha la cassa integrazione», dice Berlusconi. Che si dice ottimista anche sulla soluzione dell’emergenza Abruzzo dopo il terremoto. «Abbiamo ricevuto 56 risposte di partecipazione alla gara per la ricostruzione in Abruzzo. Sono curioso di vedere quelle aziende che hanno proposto una realizzazione in tempi più brevi. A loro daremo la preferenza».
Le accuse al Pd
E le stoccate più dure le riserva all’opposizione: sarebbe «interesse degli italiani» votare PdL perché così si crea il più numeroso gruppo all’interno del Ppe e «l’Italia può pesare in Europa, perché dare il voto al Pd o ai partitini è un voto sprecato». Cita «esponenti dell’ex Margherita» che vogliono restare anonimi, per dire che il Pd è destinato a dissolversi, con una diaspora che porterà Enrico Letta a unirsi con l’Udc, una parte destinata a unirsi a Bertinotti ed infine un partito nuovo di zecca fondato da Rutelli. E comunque i democratici «con 20 deputati in un Parlamento che ne conta 700 e passa sono destinati a contare zero.
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