4 Giugno 2009

Bimbi morti al Policlinico: quattro medici indagati “come atto dovuto”

 

Quattro medici dirigenti indagati per omicidio colposo e la nomina di periti per le autopsie: sono le novità dell’inchiesta sulle morte in 72 ore di quattro neonati nel «Blocco parti» del reparto di ostetricia e ginecologia del Policlinico universitario.
La decisione è dei magistrati titolari dell’inchiesta, il procuratore capo Vincenzo D’Agata, l’aggiunto Giuseppe Toscano e il sostituto Alessia Minicò, per «fugare ogni dubbio, anche se le quattro morti sembrano allo stato non siano collegate tra loro».
I magistrati spiegano l’iscrizione nel registro degli indagati come «atto dovuto per salvaguardare l’utilizzabilità degli atti che si compiono», un’iniziativa consequenziale alla disposizione dell’autopsia che per l’inchiesta è un accertamento irripetibile.
Le indagini sono state affidate a carabinieri del Nas che assieme a un perito di parte nominato dalla Procura hanno già eseguito dei rilievi per verificare se ci sia stata un’infezione virale o batterica nei reparti. Esami sono stati eseguiti anche dall’Asl, dalla Regione e, in autotutela, anche dalla stessa azienda ospedaliera. Dopo l’accaduto il Policlinico aveva disposto la chiusura parziale dei reparti "sospetti" che sono stati disinfettati, a scopo precauzionale, e già riaperti a nuovi ricoveri.
Dei quattro neonati deceduti, tre femmine e un maschio, uno era nato dopo 22 settimane, ed è stato classificato come un aborto naturale, e altri due dei «forti prematuri». Samuele era il più piccolo: era nato il 23 maggio ed è morto due giorni dopo. Anna la più grande aveva un mese e quattro giorni, Elvira 22 giorni e Aurora sette giorni.
L’inchiesta è stata aperta dopo la segnalazione della morte di uno dei neonati alla polizia, che ha girato la denuncia alla Procura la quale ha aperto il fascicolo e avviato le attività di indagini ai carabinieri del Nas. Per il vicedirettore sanitario del Policlinico, Paolo Adorno, «non ci sono collegamenti tra i quattro decessi» ma soltanto «un’insolita coincidenza statistica» che ha «creato l’allarme». Sulla vicenda è intervenuto anche il Codacons: l’associazione di consumatori ha annunciato che si costituirà parte civile nell’eventuale processo che potrebbe scaturire a conclusione dell’inchiesta.
 

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