2 Giugno 2009

Il barile di greggio a 68,29 ai massimi da novembre

Benzina già oltre 1,3 euro e i consumatori insorgono

 
 

 
ROMA L’industria cinese torna a correre e infiamma i prezzi petroliferi che, anticipando un rialzo della domanda futura delle materie prime, tornano sopra i 68 dollari. Intanto, in Italia, la benzina è già sopra gli 1,3 euro al litro. Il barile di greggio ieri mattina ha toccando i 68,29 dollari (+3%), segnando i massimi dallo scorso 10 novembre, a naew ork ha chiuso a 68,56. Una fiammata innescata dall’attività manifatturiera in Cina, in espansione a maggio per il terzo mese consecutivo: l’indice dei direttori acquisti (Purchasing Managers’ Index), a 53,1 da 53,5 di aprile, restando al di sopra della soglia dei 50 punti che separa l’espansione dalla contrazione. Bene anche il Pmi europeo, che ha recuperato terreno a 40,7 da 40,5 di aprile, e l’analogo indice statunitense, salito a 42,8 da 40,1 di aprile contro previsioni per un rialzo più modesto a 42,3. Una buona notizia per i produttori di materie prime, visto che una ripresa dell’attività industriale rilancerebbe la domanda globale. Festeggiano meno, però, gli automobilisti italiani, che a fronte di un’economia in recessione, proprio in occasione del ponte del 2 giugno hanno visto raffiche di rincari al distributore di benzina. In Italia le compagnie petrolifere hanno già adeguato i listini, e molte hanno portato la verde sopra gli 1,3 euro al litro.  Secondo Carlo Rienzi, presidente del Codacons, «in pochi giorni un pieno è arrivato a costare cinque euro in più» e gli aumenti sono «speculativi» perché le scorte di carburante sono state acquistate dalle compagnie almeno tre mesi fa, quando le quotazioni del petrolio erano decisamente inferiori. «Qualcuno, che sia il Governo, l’Antitrust o le procure, deve fermare i petrolieri e bloccare il rincaro dei listini, che peserà come un macigno sulle prossime vacanze estive degli italiani». Federconsumatori e Adusbef chiedono al ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola controlli sulla doppia velocità di adeguamento dei prezzi dei carburanti e liberalizzazione della vendita dei carburanti, aprendola alla grande distribuzione, il che consentirebbe risparmi dai 12 ai 15 centesimi al litro per la benzina. Quanto alla distribuzione le associazioni dei consumatori chiedono anche che sia superato «una volta per tutte il doppio binario di approvvigionamento rete-extra rete, che comporta costi maggiori alla filiera di distribuzione che ricadono sugli automobilisti». Così operando si può iniziare un percorso virtuoso che elimini speculazioni in tutti i passaggi della filiera e che permetterebbe di arrivare a risparmiare fino a 156 euro all’anno per costi diretti e di 120 euro per costi indiretti dovuti alla ricaduta sul tasso di inflazione pari a 0,4%. La febbre degli acquisti di materie prime, che sembra ignorare la crisi dell’auto negli Usa, non si è limitata al petrolio. Le aziende manifatturiere, anticipando una possibile ripresa dell’economia globale, stanno affrettandosi a ricostituire le proprie scorte di commodity prima che queste divengano troppo care. E l’indice del Journal of Commerce, che monitora l’andamento delle 18 principali materie prime ad uso industriale, a maggio è balzato del 9,5%, un rialzo che non si vedeva dal 1985. Secondo il ministro delle Attività produttive, Claudio Scajola, la decisione dell’Opec di lasciare invariate le quote di produzione del greggio mostra «il senso di responsabilità» del cartello petrolifero. Non tutti, però, sono convinti che la ripresa sia così vicina: secondo Bank of America, ad esempio, le aspettative di ripresa sono «eccessivamente ottimistiche». Negli Usa sempre più famiglie non riescono a pagare il mutuo, e i pignoramenti sono a livelli record. Ma la fiammata dei prezzi delle commodity potrebbe non essere effimera, dato che molto esperti ritengono che le aziende abbiano ridotto eccessivamente le proprie scorte e ora siano costrette a ricostituirle.
 

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