2 Giugno 2009

La recessione non è ancora finita ma il prezzo del petrolio torna a correre

La recessione non è ancora finita ma il prezzo del petrolio torna a correre. Le quotazioni del greggio ieri a New York hanno sfondato il tetto dei 68 dollari al barile e puntano decise a quota 70 dollaro. Il petrolio vola dunque ai massimi di otto mesi, in un mercato rialzista per le materie prime. A scatenare la domanda ieri mattina è stato l’indice dei direttori acquisti (Purchasing Managers’Index, o Pmi) del settore manifatturiero della Cina, che a maggio si è mantenuto in zona positiva, a 53,1, dopo aver segnato 53,5 di aprile (la soglia dei 50 punti separa l’espansione dalla contrazione). L’indice segnala una possibile ripresa per il settore manifatturiero nella seconda economia mondiale, che potrebbe rafforzare le chance di ripresa globale innescando così un balzo nella domanda di materie prime. Cosi greggio è balzato a 68,11 dollari al barile, massimo dallo scorso 10 novembre, dopo aver toccato i 68,29 dollari. Il petrolio ai massimi spinge i titoli energetici. L’Eni a Piazza Affari ma messo a segno un rialzo del 2,52% a 17,49 euro. Sono tuttavia poco significativi gli scambi: sono passati di mano 6,5 milioni di pezzi, quando la media degli ultimi trenta giorni per l’intera seduta è di 55 milioni. In linea con Eni il settore energetico europeo: il sottoindice Dj Stoxx 600, infatti, sale del 2,52% e a Parigi Total guadagna il 2,58% a 41,8 euro, a Madrid Repsol il 3,10% a 16,32 euro e a Londra Bp l’1,27% a 517,5 pence. A Piazza Affari, tra gli altri titoli del settore Saipem ha un progresso del 2,67% a 18,48 euro, Saras dell’1,91% a 2,13% mentre è più indietro Erg (+0,47% a 10,7 euro). Il rialzo dei corsi del petrolio è causato dalle pressioni della domanda, o meglio dalle previsioni di un aumento della richiesta cinese. I paesi produttori non hanno fatto molto per sostenere i corsi del barile in questi mesi. La scorsa settimana l’Opec, il cartello che riunisce i maggiori esportatori, ha deciso di lasciare invariate le quote di produzione del greggio. «Non dobbiamo rendere le cose più complicate per la congiuntura» – ha spiegato il presidente della compagnia petrolifera nazionale libica, Choukri Ghanem. Intanto si infiammano le polemiche. «Non si arresta l’ondata di rincari che sta colpendo il settore dei carburanti.  La benzina è arrivata a costare 1,312 euro al litro» – denuncia il Codacons che, in una nota, calcola come, in pochi giorni, «un pieno all’automobile è arrivato a costare 5 euro in più».

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