2 Giugno 2009

Raffica di rincari per i prezzi dei carburanti

ROMA Raffica di rincari per i prezzi dei carburanti. Dopo i recenti rialzi del prezzo del petrolio, le compagnie petrolifere hanno adeguato i listini, portando quasi tutte la verde sopra 1,3 euro a litro. Secondo le rilevazioni di Quotidiano Energia, è in particolare la Shell ad aver toccato ieri il massimo, con la benzina a 1,312 euro e il diesel a 1,104 euro. I prezzi di riferimento consigliati ai gestori salgono sopra 1,3 euro (già toccati alla vigilia del fine settimana dall’Agip) anche all’Api, alla Ip, alla Q8 e alla Tamoil. Restano invece a ridosso della soglia Erg, Total (entrambe a 1,299) ed Esso, la più economica a 1,289 euro al litro (l’unica, insieme al marchio dell’Eni, a non aver ritoccato i listini al rialzo rispetto a venerdì). «Non si arresta l’ondata di rincari che sta colpendo il settore dei carburanti, al punto che oggi (ieri, ndr) la benzina è arrivata a costare 1,312 euro al litro».  Lo sottolinea Carlo Rienzi, presidente del Codacons aggiungendo che «ogni anno, in occasione di ponti e soprattutto dell’avvicinarsi delle vacanze estive, quando milioni di automobilisti si mettono in viaggio, i prezzi dei carburanti si impennano. Che si tratti di aumenti speculativi è dimostrato dal fatto che le scorte di carburanti sono state acquistate dalle compagnie almeno 3 mesi fa, quando le quotazioni del petrolio erano decisamente inferiori. La benzina che oggi viene venduta a oltre 1,3 euro al litro è quindi quella che non dovrebbe risentire delle variazioni del greggio, per cui i rincari alla pompa non hanno motivo di esistere». «In pochi giorni, a causa di tali aumenti ingiustificati, un pieno all’automobile è arrivato a costare 5 euro in più – prosegue Rienzi -. Qualcuno, che sia il governo, l’antitrust o le procure, deve fermare i petrolieri e bloccare il rincaro dei listini, che peserà come un macigno sulle prossime vacanze estive degli italiani». L’industria cinese torna a correre e infiamma i prezzi petroliferi che, anticipando un rialzo della domanda futura delle materie prime, tornano sopra i 68 dollari. Il barile di greggio, ieri, ha toccato quota 68,29 dollari (+3%), segnando i massimi dallo scorso 10 novembre. Una fiammata innescata dall’attività manifatturiera in Cina, in espansione a maggio per il terzo mese consecutivo: l’indice dei direttori acquisti, a 53,1 da 53,5 di aprile, restando al di sopra della soglia dei 50 punti che separa l’espansione dalla contrazione. Bene anche il Pmi europeo, che ha recuperato terreno a 40,7 da 40,5 di aprile, e l’analogo indice statunitense, salito a 42,8 da 40,1 di aprile contro previsioni per un rialzo più modesto a 42,3.

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