Il nuovo cuore della Biennale batterà tutto l’anno
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fonte:
- Il Gazzettino
Nel Palazzo delle esposizioni sono pronti la biblioteca dell’Asac, la caffetteria, il bookshop e gli spazi permanenti
Venezia
Guardando il Padiglione delle Esposizioni, ai Giardini della Biennale, non sembra nemmeno di essere in Italia, nè di annaspare nel mezzo di una crisi epocale. I cantieri lavorano a pieno regime, ma già emerge chiaramente l’ossatura dell’esposizione curata da Daniel Birnbaum, e a una settimana dalla vernice è un piccolo miracolo. Ma la sorpresa del giorno – conoscendo gli intoppi della burocrazia, i freni della finanza pubblica e anche i lacci e laccioli delle liturgie veneziane – è il completamento della prima tranche dei locali destinati a ospitare la biblioteca dell’Archivio Storico delle Arti Contemporanee, e dei tre nuovi spazi destinati alla caffetteria, al bookshop e alle attività "educational". Spazi che consentiranno finalmente di avviare le tanto attese "attività permanenti", che radicheranno la Biennale nella città, ma anche, nel caso della biblioteca, richiameranno studiosi qualificati da tutta Italia.
Il risultato è che il "vecchio baraccone", come lo chiama il presidente Paolo Baratta, ieri in visita ai cantieri con i giornalisti, sembra ora una cosa completamente diversa dalla costruzione concepita da Enrico Trevisanato nel 1895 e poi resa sempre più asfittica, e quasi blindata, dai numerosi interventi successivi per adeguarla alle crescenti esigenze di spazio dell’Esposizione d’arte (che pure hanno visto all’opera professionisti come Guido Cirilli, Brenno Del Giudice, Giò Ponti, Duilio Torres, Carlo Scarpa, Valeriano Pastor). Ora ci sono spazi ariosi, squarci di luce oppure luminosità naturali diffuse, nuove aperture verso l’esterno, che sembrano quasi portare dentro l’edificio la lussureggiante vegetazione dei giardini.
Nella cosiddetta "ala Pastor", ad esempio, che si stende dietro il giardino di Carlo Scarpa e che in origine era stata destinata a servizi per il quartiere, ma di fatto era ridotta a deposito, ora sono stati ricavati i 1620 metri quadrati della nuova biblioteca dell’Asac, con una spesa di circa 2,4 milioni. «Abbiamo rimosso un po’ di cartongesso, spazzolato i mattoni, scoperto le capriate di legno – dice Baratta con understatement – per recuperare questo esempio di architettura razionalista-poetica poco rappresentata a Venezia».
Articolata su diversi piani, con soppalchi, scale, scaffalature che salgono fino all’ampia "basilica" che doveva diventare l’auditorium di quartiere, l’ala ospiterà i libri e i cataloghi raccolti dall’Asac nei suoi lunghi decenni di attività, ma chiusi e inaccessibili da dieci anni a Ca’ Corner della Regina, ora svuotata e restituita al Comune. Per il momento però nella nuova sede non ci sarà spazio per le fotografie, i negativi, le pellicole, che essendo facilmente deteriorabili sono ospitate in un magazzino refrigerato a Marghera.
«La biblioteca, assieme alla caffetteria, al bookshop e agli "spazi educational" – spiega Baratta – occupa la fascia esterna del Padiglione, dedicata ai servizi». Nei saloni espositivi invece già si possono vedere gli allestimenti della mostra "Fare mondi", ad esempio la spettacolare, enorme tela di ragno di Tomas Saraceno, che occupa l’ingresso, oppure il coloratissimo Giardino dell’Eden di Nathalie Djurberg. A sinistra dell’entrata la sala allestita da Massimo Bartolini presenta grandi tavoli neri che potranno essere utilizzati per le riunioni, i disegni dei bambini, le proiezioni di filmati e power-point. Ma gli interventi più drastici sono sulla destra: al posto del vecchio, angusto bar, ora c’è un ampio e luminoso "Bookstore", allestito dall’argentino Rirkrit Tiravanija, con dependance sotto il portico esterno. Ancora più vasta e ariosa la nuova caffetteria/ristorante, in cui (ma ancora non si vede) il tedesco Tobias Rehberger sta realizzando un "ambiente disorientante" che si richiama alla pittura "razzle dazzle", usata durante la prima Guerra Mondiale per mimetizzare il movimento delle mavi. Anche qui, ampie porte verso l’esterno, e vasta terrazza, da cui parte la stradina che dopo una passerella potrà collegarsi direttamente con la zona di Sant’Elena.
«Tutto questo con costi molto limitati, anche se non ancora quantificabili – spiega Baratta – grazie alla generosità di alcuni sponsor». Come la Luma Foundation, della svizzera Maja Hoffmann, che ha staccato da sola un assegno di 300mila euro.
Sui soldi, ovviamente, non c’è da scialare: quest’anno la Biennale si fa con circa 7 milioni di euro, spese generali comprese, cioè un milione meno dell’edizione precedente. E il bilancio complessivo dell’ente si aggira sui 30 milioni, la metà provenienti dal Ministero, contro i 17.5 milioni dello scorso anno. Come fate? chiediamo a Baratta. «Abbiamo cercato di razionalizzare tutta l’organizzazione – è la risposta – e abbiamo chiesto agli artisti importanti di trovarsi la copertura finanziaria degli sponsor, così possiamo continuare ad aiutare i più giovani. Gli invitati alla vernice (3500 i giornalisti) avranno il privilegio di dare un contributo di 20 euro. Poi, certo, abbiamo dovuto aumentare il biglietto da 15 a 18 euro». Una decisione che ha già provocato la critica severa del Codacons, che ha definito l’aumento «scriteriato, esagerato e dannoso». «Il biglietto era fermo dal 2005 – è la risposta della Biennale – e inoltre è stato ribassato il costo delle visite organizzate con relativi benefit». Come la Biennale Card, con le varianti "gold" e "platinum" (rispettivamente 50, 150 e 300) euro, già venduta in 105mila esemplari, di cui 200 acquistate dal Moma di New York.
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