29 Maggio 2009

E per fare quadrare i conti la Biennale aumenta i biglietti da 15 a 18 euro

Il nuovo Palazzo delle Esposizioni ai Giardini sarà vivo tutto l’anno La seconda vita del Padiglione Italia Ospita la biblioteca dell’Asac, un’area «educational», il caffè e il bookshop Recuperata dopo vent’anni l’Ala Pastor

 Il Padiglione Italia ha cambiato nome, pelle e filosofia. Ora si chiama Palazzo delle Esposizioni, ospita la biblioteca dell’Asac, offre una caffetteria e un bookshop nuovi di zecca e inizia la sua seconda vita dietro una gigantesca stampa digitale con palme, mare e cielo californiano. Ieri mattina, giusto sotto gli occhi del presidente Paolo Baratta, gli operai hanno scoperto infine la scritta che campeggerà sul Padiglione: semplicemente, La Biennale. Dietro la scritta, uno spazio che sa ancora di vernice, pittura, gomma, legno ma che è già un’altra cosa. E’ un bookshop con spazio esterno, è un caffè «degno di una mostra come la nostra», spiega Baratta, è un’area «educational» con tavoloni e sedie, è uno spazio che sarà vivo tutto l’anno (con gli arredi creativi di Massimo Bartolini, Tobias Rehberger e Rirkrit Tiravanija) ed è soprattutto la biblioteca dell’Archivio Storico delle Arti contemporanee che, dopo dieci anni di tribolazioni, ha trovato la sede migliore che potesse trovare nell’ala Pastor del Padiglione. Ovvero oltre 1.600 metri quadrati che per vent’anni erano rimasti chiusi. Un magazzino di polvere e topi che sembrava destinato all’oblio e che, invece – grazie a un investimento di due milioni e 400 mila euro e a un accordo con il Comune che prevede la concessione alla Biennale dell’edificio in via continuativa – è ritornato a palpitare. A piano terra, affacciato sul giardinetto di Carlo Scarpa, la prima parte dei libri che in questi giorni saranno trasferiti da Ca’ Corner della Regina. Al primo piano, tra scale e ballatoi, la seconda fetta di tomi e volumi sugli artisti che espongono in Biennale, cataloghi e periodici consultabili in sale di lettura dotate di monitor per la lettura digitale. Uno spazio per la città, per i ricercatori e i visitatori delle mostre ma anche e soprattutto per gli studenti veneziani che finalmente potranno riprendere l’abitudine di andare a studiare all’Asac. Felicissimo di poter restituire alla città il patrimonio dell’Asac il presidente Baratta, che ieri ha mostrato in anteprima alla stampa i nuovi spazi di quello che orami era «un vecchio baraccone». Meno felice – va da sè – per i conti della Biennale. Il bilancio (30 milioni di euro) quest’anno deve fare i conti con i tagli delle sovvenzioni statali, passate dai 17,5 milioni del 2008 ai 15 attuali mentre la Mostra di Arti visive che si aprirà mercoledì avrà un milione in meno rispetto alla scorsa edizione (da 8 a 7 milioni).  Ragion per cui il biglietto d’ingresso è stato aumentato, passando da 15 a 18 euro e scatenando le ire del Codacons: «Un rincaro scriteriato e dannoso». Replica la Biennale: «I prezzi erano femri dal 2005». Intanto stanno andando a ruba le card da 150 euro per l’inaugurazione e riservata a padiglioni, musei e addetti ai lavori. Novecento quelle vendute in poche settimane. Solo il Moma di New York, pur di esserci, ne ha comprate 200. Intanto il tetto massimo dei giornalisti accreditati è stato chiuso: saranno 3.500 ed è già il primo record.

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