18 Maggio 2009

La busta paga degli italiani è tra le più leggere dell’Ocse

La busta paga degli italiani è tra le più leggere dell’Ocse. Con un salario netto di 21.374 dollari lo Stivale si piazza al 23esimo posto della classifica dei 30 Paesi dell’organizzazione di Parigi. Già, ma non è certo una novità. Basta dare uno sguardo alla stessa graduatoria messa giù nel 2006 nel 2007 e nel 2008 per scoprire che eravamo esattamente dove siamo ora: in fondo alla lista. Posto numero 23. Dunque non è cambiato niente. Corea (39.931); Regno Unito (38.147) e Svizzera (36.063) le tre regine della retribizione. Maglia nera a Messico (9.968) e Ungheria (9.822) ultime della hit. Meglio di noi fa pure la Grecia (26.512) che si colloca quindicesima. Insomma davanti a noi, in termini di salari, ci sono non solo Gran Bretagna, Giappone, Stati Uniti, Germania, Francia ma tutti i Paesi europei, fatta eccezione del Portogallo e dei Paesi dell’allargamento. Mediamente dunque la busta paga media di un italiano non arriva a 16.000 euro l’anno. Poco più di 1.300 euro al mese. La classifica – lo ricordiamo – riguarda il salario netto annuale di un lavoratore senza carichi di famiglia. Ed è calcolato in dollari a parità di potere d’acquisto. Così, a conti fatti, gli italiani guadagnano mediamente il 17% in meno della media Ocse. Salari italiani penalizzati anche se il raffronto viene fatto con la Ue a 15 (27.793 di media) e con la Ue a 19 (24.552). Lo Stivale riesce a scalare una posizione se si considera il salario al lordo. La zavorra più pesante? Il cuneo fiscale che calcola la differenza tra quanto pagato dal datore di lavoro e quanto effettivamente finisce in tasca all’impiegato. Il peso di tasse e contributi, sempre per un lavoratore dal salario medio, single senza carichi di famiglia, è del 46,5%. In questa classifica l’Italia risulta infatti al sesto posto tra i trenta paesi Ocse. Più leggero è il drenaggio di imposte e versamenti contributivi se si esamina il caso di un lavoratore, sempre con un salario medio ma sposato e con due figli a carico. In questo caso il cuneo è al 36% e l’Italia scivola qualche posizione sotto collocandosi all’undicesimo posto nell’Ocse. Insomma, la crisi economica tocca tutti ma gli italiani sembrano già partire in svantaggio con una differenza salariale rispetto ai lavoratori di altri Paesi. Tornando alla classifica un italiano in un anno guadagna mediamente il 44% in meno di un inglese, il 32% in meno di un irlandese, il 28% in meno di un tedesco, il 18% in meno di un francese. Per il segretario generale dell’Ugl, Renata Polverini «i dati non sorprendono e serve una riforma fiscale».  Sulla stessa linea i consumatori del Codacons che spingono per una detassazione degli stipendi. Per il responsabile economico del Pd Cesare Damiano «i dati Ocse testimoniano che le retribuzioni nette dei lavoratori italiani sono ben al disotto della media dei 30 Paesi più industrializzati. Questo dimostra quanto sarebbe necessario un intervento del governo, con risorse fresche e aggiuntive per potenziare il potere d’acquisto delle retribuzioni». E se Paolo Ferrero del Prc parla di «dati scioccanti», Daniele Capezzone del Pdl rileva: «Il governo sta facendo i conti con una fase delicata a livello internazionale, e, malgrado ciò non ha messo le mani nelle tasche degli italiani».
 

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