14 Maggio 2009

Bankitalia: mai così alto il debito pubblico italiano

 LA CRISI. Le stime dei ministeri prevedono che nel 2010 il rapporto fra deficit e pil possa arrivare addirittura al 117% Toccato in marzo il record di oltre 1.740 miliardi Meglio i conti degli enti locali In calo le entrate tributarie

  ROMA Continua a correre il debito pubblico italiano. Come fotografato dal bollettino mensile della Banca d’Italia, a marzo il debito è schizzato a 1.741,275 miliardi di euro (livello fin qui mai raggiunto) contro i 1.707,410 del precedente record segnato a febbraio. Dividendo la cifra per il numero di italiani siamo ormai a un debito pro-capite di quasi 30 mila euro. Un altro dato riguarda il rallentamento delle entrate tributarie, che si sono attestate, nel primo trimestre 2009, a 81,016 miliardi, ovvero circa 4 miliardi in meno rispetto agli 85,075 dei primi tre mesi del 2008, con una diminuzione del 4,8%. L’unico dato parzialmente confortante riguarda il debito delle amministrazioni locali, che in marzo è sceso per Comuni e Province (stabile quello delle Regioni). Complessivamente, il debito delle amministrazioni locali cala da 109,024 miliardi di febbraio a 108,645 miliardi. L’andamento si lega direttamente all’evolversi della crisi e non autorizza previsioni favorevoli. Il governo sta già ragionando per fine anno su un possibile rapporto debito-pil al 114,3% (dal 105,8% del 2008), e prevede che nel 2010 si possa addirittura arrivare al 117,1%. Per Sergio D’Antoni, responsabile Mezzogiorno del Pd, dalle cifre diffuse ieri «emergono due fatti assai preoccupanti: l’inadeguatezza delle misure adottate dal governo per fronteggiare la crisi, e l’indubitabile allentamento della lotta all’evasione». Convinzioni condivise anche dalla Cgil, per il cui segretario confederale Agostino Megale «le entrate diminuiscono non solo a causa della congiuntura economica negativa, ma anche per responsabilità del governo». Slitta intanto alle 9.30 di oggi il voto finale del Senato sul «ddl sviluppo». Per la seconda volta consecutiva, infatti, è mancato il numero legale nella votazione conclusiva, e Schifani ha deciso così di rinviare tutto. Il disegno di legge, dice Scajola, pone le basi per il rilancio dell’opzione nucleare, «indispensabile e non pericolosa». Ma «ci sono anche norme sul settore del contenzioso civile, la riforma dei consorzi agrari, il miglioramento degli assetti organizzativi delle Camere di commercio e la previsione di una legge annuale per il mercato e la concorrenza». In più, è stata decisa la non retroattività delle class action, le cause collettive dei consumatori contro le aziende. «Vietato ribellarsi», dice Lannutti dell’Idv: «i cittadini potrebbero essere pesantemente sanzionati dal giudice che rilevasse l’inammissibilità della domanda».  E il Codacons consiglia «di introdurne la decorrenza solo a partire dal 2043, così da non creare fino a tale data problemi alle imprese».
 

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