12 Maggio 2009

Non accenna a ridimensionarsi il calo della produzione industriale

Roma Non accenna a ridimensionarsi il calo della produzione industriale: a marzo l’Istat ha registrato ancora un segno meno, per l’undicesimo mese consecutivo. Una lunga serie negativa che potrebbe però interrompersi con i prossimi dati di aprile, che il centro studi di Confindustria e l’Isae prevedono finalmente in rialzo su base mensile. Per il momento comunque i numeri sono in deciso peggioramento. La contrazione annua è stata del 23,8% a marzo 2009 rispetto al meno 21,2% rilevato a febbraio: lo indicano i dati corretti dall’Istat per gli effettivi giorni di lavoro che consentono un riscontro diretto dell’andamento reale dell’industria al netto degli effetti di calendario (il dato grezzo, con due giorni lavorativi in più rispetto a marzo 2008, indica invece una flessione del 18,2%). L’indice si conferma così ai livelli più bassi da quando c’è una serie storica confrontabile di rilevazioni Istat sulla produzione industriale (dal 1990, con la prima rilevazione annua a gennaio 1991). In un mese, a marzo rispetto a febbraio, il calo è stato del 4,6%, in linea con la variazione congiunturale che era stata registrata il mese prima. L’Italia archivia così i dati sulla produzione industriale nel primo trimestre del 2009 con una accelerazione del crollo: registrando un calo del 9,8% rispetto al trimestre precedente, la media dei primi 3 mesi del 2009 segna una variazione su base annua (rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente) che sale al -21% (-21,7 l’indice grezzo) dal -10,2% del quarto trimestre 2008 (-10,3 grezzo). Il calo registrato a marzo è «diffuso», spiegano gli esperti dell’Istat: tocca i diversi settori produttivi in modo più uniforme e generalizzato. Si contrae anche la produzione di energia, indice della cattiva salute dell’intero sistema economico: -2,6% in un mese, -16,8% rispetto a marzo 2008; nel trimestre -4,9% congiunturale, -11,8% tendenziale. Per la produzione di autoveicoli la flessione è 35,1% annuo e (-28% dati grezzi) e del 40,7% nella media dei primi tre mesi rispetto all’ultimo trimestre 2008. In un solo settore si registra un aumento della produzione su base annua: prodotti e preparati farmaceutici, +5,3%. «La fase di profondo rosso dell’economia è pesante e occorre tenere la guardia alta», commenta Confesercenti che sollecita «interventi forti» per sostenere i segnali che sono invece positivi, come il «clima di fiducia che sta migliorando fra gli imprenditori»; e segnala un problema di accesso al credito: Banca d’Italia e Governo «non possono stare a guardare».  Per il Codacons «il Governo dovrebbe fare una seria manovra per rilanciare i consumi»: tra l’altro, quadruplicare la distribuzione delle social card estendendola a «2,4 milioni di individui, quelli che secondo l’Istat sono da considerare poveri assoluti». Ora l’attesa è per i dati di aprile che con un +1,5% rispetto a marzo, stima Confindustria, potrebbero leggermente rallentare al -23,1% il calo della produzione nei dodici mesi. La flessione si stabilizza. Su base mensile, in aprile il Csc calcola «un rimbalzo della produzione industriale dell’1,5% su marzo », dopo il calo del 4,6% rilevato dall’Istat in febbraio e marzo (valori destagionalizzati). Più ottimiste le prioezioni che arrivano dall’Isae, l’istituto che studia la congiuntura per conto del governo. «Con le informazioni al momento disponibili, sembra delinearsi una decelerazione della fase recessiva nel corso del secondo trimestre dell’anno». Per il secondo trimestre, prevede l’Isae, è attesa «una attenuazione della fase negativa», con una flessione limitata al 4,7%. «In particolare, ad aprile tornerebbe, per la prima volta dopo undici mesi, a manifestarsi un rialzo produttivo, seguito da un calo a maggio e un recupero a giugno. A livello settoriale si conferma il tono congiunturale negativo che a marzo ha interessato pressoché tutti i comparti dell’industria manifatturiera Quanto ai dati diffusi oggi dall’Istat, «è proseguita a marzo la flessione dell’attività manifatturiera. Nel primo trimestre dell’anno la caduta dei livelli produttivi è stata più pronunciata di quella, pure assai marcata, dell’ultimo trimestre del 2008», commenta l’istituto di studi economici. «Anche il dato di febbraio è stato rivisto al ribasso (4,6%). Rispetto ad un anno prima l’indice grezzo è diminuito del 18,2%. Nel complesso del primo trimestre si conferma, quindi, una flessione congiunturale della attività industriale superiore a quella, già assai marcata, del quarto trimestre 2008 (rispettivamente, 9,8 e 8,5%)».
 

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