5 Maggio 2009

La spesa sul Lario costa meno del previsto

  Un’indagine del “Sole 24 Ore” colloca Como al 44° posto su 57 città analizzate 
 

   

Fare la spesa a Como costa meno che in gran parte d’Italia. Per i prodotti alimentari di largo consumo, dal pane alla pasta, dal latte alle uova, una famiglia lariana spende in media 3.353 euro all’anno, un dato che colloca il capoluogo lariano al 44esimo posto su 57 città prese in esame. Il poco invidiabile primato del carrello più caro è di Rimini, quello più economico è di Napoli. I dati, che nel caso di Como non mancano di suscitare sorpresa, sono stati elaborati dal Sole 24 Ore sulla base delle informazioni raccolte dall’Osservatorio Prezzi del ministero dello Sviluppo economico. Gli esperti del quotidiano economico hanno individuato un paniere di 20 beni di prima necessità, hanno preso in esame i prezzi minimo, medio e massimo e poi hanno incrociato i dati con quelli del consumo medio pro capite, arrivando così a calcolare la spesa annua di una famiglia media.
Le differenze tra una zona e l’altra della Penisola sono notevoli. Per la stessa spesa, una famiglia di Rimini spende 4.127 euro, mentre una di Napoli 3.043. Il Lario, come detto, si piazza al 44esimo posto, ben distante da Milano, dove per riempire il medesimo carrello si spendono 3.737 euro. Il paniere utilizzato per l’indagine comprende pane, latte, pasta, olio extravergine, riso, pomodori pelati, parmigiano reggiano, carne fresca di bovino adulto, burro, prosciutto cotto, acqua minerale, caffè, biscotti, yogurt, uova, tonno all’olio di oliva, piselli e spinaci surgelati, zucchero e cioccolato.
La spesa sul Lario ha un costo complessivo analogo a quello di altre realtà di confine quali Gorizia e Trieste, ma anche alla vicina città di Lecco, dove una famiglia spende 3.390 euro. Per fare qualche esempio, tratto proprio dall’Osservatorio Prezzi del ministero, a Como un chilo di burro costa in media 3,96 euro, un chilo di pane 3,57, un etto di prosciutto cotto 2,217 euro.
In tutti i casi la forbice tra prezzo minimo e massimo è ampia, come dimostra ad esempio il costo della carne fresca di bovino, che varia, sempre per un kg di prodotto, da 8,20 a 29,90 euro. I dati pubblicati ieri dal Sole 24 Ore stupiscono anche le associazioni dei consumatori, che provano però ad analizzare più a fondo la situazione. «Certamente si tratta di un dato che mi sorprende e che non mi aspettavo – sottolinea Mauro Antonelli, presidente del Codacons Como – Generalmente, in tutte le indagini statistiche che realizziamo come associazione, il Lario si piazza tra le città più care d’Italia, con prezzi solo in minima parte inferiori a quelli di Milano».
In questo caso, l’analisi si basa su parametri diversi da quelli utilizzati abitualmente. «L’analisi della spesa media annua per i prodotti alimentari di base dipende da molteplici fattori e questo può spiegare il risultato così sorprendente – dice Antonelli – In generale, pensando ai singoli prodotti di largo consumo, dal pane alla pasta, le città del Nord, Milano in testa, fanno registrare prezzi medi più alti rispetto al Centro e al Sud. E Como segue a ruota Milano, piazzandosi abitualmente tra le realtà più care della Lombardia».
«Nel caso di un paniere di beni di prima necessità – precisa però Antonelli – parliamo di una spesa molto variabile, che risente in modo significativo delle abitudini alimentari dei singoli e delle famiglie. L’inchiesta è sicuramente corretta, ma serve soltanto a conoscere la spesa media e non a dimostrare che Como abbia prezzi più economici rispetto a gran parte d’Italia».
L’Osservatorio Prezzi si basa sul costo di prodotti base. «In una realtà economica relativamente agiata qual è quella di Como – sottolinea il responsabile del Codacons – molte famiglie non acquistano alimenti di livello base, ma ricercano piuttosto prodotti sofisticati e al top. Mi riferisco ad esempio al pane o alla carne. Questa abitudine porta ad una diminuzione dei prezzi del pane “base” o della carne meno pregiata, semplicemente perché la richiesta è minore. Si tratta in ogni caso di un’indagine utile, che mostra uno scenario nuovo che può essere approfondito».

 

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