23 Aprile 2009

È l’esercito forense che si occuperà del caso Eternit

Per il maggiore processo per l’amianto che sia mai stato avviato al mondo la difesa si è attrezzata come, fino a ora, si vedeva soltanto nei film americani: decine di legali impegnati a spulciare parola per parola tutti gli atti di un solo caso. Lo studio dell’avvocato Astolfo Di Amato, fin dall’avvio dell’udienza preliminare, ha dispiegato uno stuolo di oltre una ventina di giovani legali che sezionano al millesimo ogni minima dicitura di ciascun foglio che passa per le loro mani. È l’esercito forense che si occuperà del caso Eternit fino a quando non si arriverà a un verdetto. Sarà lunga, ma loro sono in tanti. Non è escluso che anche questo spiegamento di forze non sia uno stratagemma per intimidire le controparti. Non fanno i conti, però, con la forza che proviene dal dolore e dalla voglia di giustizia a lungo perseguita. Ma di molte di quelle parti civili i difensori di Schmidheiny e del conte de Cartier vorrebbero liberarsi. Oltre alla questione di costituzionalità, ieri a Torino è stato chiesto, innanzi tutto, di escludere l’ammissione delle associazioni, fatta eccezione per quella dei Famigliari Vittime Amianto e quella degli Esposti Amianto.  No, invece, ad altre come Codacons e Medicina Democratica. Quanto ai sindacati, accettabile, dal punto di vista della difesa, solo la costituzione di Cgil nazionale e Cisl piemontese, non invece i livelli territoriali perché le loro ragioni sarebbero già assorbite dai livelli superiori. Viene poi chiesta l’esclusione di 106 persone che, al processo Eternit di Casale nel 1993 a carico di manager italiani, firmarono una transazione che, secondo l’attuale collegio di difesa, conteneva un impegno a non costituirsi mai più parte civile anche per eventuali danni futuri e nei confronti di persone diverse da quelle allora imputate. Ha detto l’avvocato Di Amato: «Quelle persone beneficiarono di un risarcimento che noi riteniamo sia stato definitivo». Il denaro fu attinto ai 17 miliardi di lire ricavati dal fallimento Eternit di Casale, cui sono stati aggiunti, più di recente, altri 5 milioni e mezzo di euro. Replica Bruno Pesce, portavoce del Comitato Vertenza Amianto: «L’unico vero risarcimento lo prese nel ’93 la famiglia dell’unico lavoratore per cui al processo non si era prescritta l’imputazione di omicidio colposo nei confronti degli imputati dell’epoca». A proposito di rischi di prescrizione per l’attuale procedimento, oggi si attende una nuova mossa a effetto del pm Guariniello, partendo dalla considerazione che il rischio di danni causato specialmente dal polverino a oggi perdura. Nulla si è detto, ancora, a proposito delle costituzioni di parte civile da parte degli enti: Regioni, Province e Comuni, tra cui Casale. Oggi la parola passa ai patroni di parte civile con argomentazioni finalizzare a mantenere la loro presenza in giudizio.

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