23 Aprile 2009

Istat: 2,4 milioni di italiani vivono in povertà assoluta

 Un uomo fruga tra i sacchi dei rifiuti in un mercato della capitale 

 ROMASono i «poveri fra i poveri», quelli che non sempre sono in grado di comprare beni e servizi essenziali per vivere: 2 milioni 427mila italiani vivono in povertà assoluta, il 4,1% dell’intera popolazione. L’Istat – che ieri ha diffuso i dati sulla povertà assoluta – fa sapere che si trovano in questa condizione 975mila famiglie, il 4,1% del numero complessivo delle famiglie. Il fenomeno, sostanzialmente stabile rispetto al 2005, è concentrato al Sud dove la povertà assoluta arriva al 5,8%; il Nord si attesta al 3,5% e il Centro al 2,9%. Il rapporto dell’Istat nasce con l’utilizzo, per la prima volta in Italia, di una nuova metodologia che permette di stimare la povertà assoluta più vicina alla realtà. Famiglie numerose e anziani Se c’è un figlio minore incide del 3,1%, la povertà sale al 3,8% e al 10,5% se i figli sono rispettivamente due o più. Più alta dove vivono anziani (5,4%) e se il capofamiglia è donna (4,9%). Fra le famiglie con cinque o più componenti, l’incidenza arriva all’8,2%. In peggioramento risultano le famiglie con capofamiglia adulto. Tra il 2005 e il 2007, se il capofamiglia è una persona di 45-54 anni la famiglia mostra segnali di peggioramento (dal 2,6% al 3,4%), mentre tra i nuclei dove il capofamiglia ha meno di 34 anni c’è un miglioramento (dal 4,1% al 3%). Se la persona è non occupata le famiglie hanno un’incidenza del 5,6%; in particolare, si passa dal 4,8% tra le famiglie dei ritirati dal lavoro, all’8,1% se si tratta di una persona in altra condizione professionale (casalinga, inabile al lavoro) e si raggiunge il valore più alto, il 10%, se la persona di riferimento è in cerca di occupazione. Fra gli occupati, l’incidenza più elevata si ha quando la persona è un operaio o assimilato (5,2%), famiglie che nel corso del biennio mostrano segnali di peggioramento. Leggero miglioramento invece fra i lavoratori autonomi. Una nuova metodologia La stima è stata ottenuta da una nuova e innovativa metodologia, la quale considera tre componenti essenziali (alimentazione, abitazione e tutto il resto) che variano a seconda delle tipologie familiari, della ripartizione territoriale (Nord, Centro, Sud) e dell’ampiezza del comune di residenza. Non può essere confrontata con altri dati sulla povertà. Con povertà assoluta (non ci sono indicazioni internazionali) non si fa riferimento alla sopravvivenza di una persona ma ad un «minimo accettabile» di qualità della vita e ha a che vedere con l’acquisto di beni e servizi considerati essenziali per vivere. Non c’è una soglia unica per tutti ma cambia da caso a caso. Ad esempio, per una famiglia formata da una sola persona, fra i 18 e 59 anni, se vive in un’area metropolitana del Nord la soglia è di 724.29 euro, se invece vive in un piccolo comune è 650.04 euro. Se la stessa persona vive in un grande comune del Mezzogiorno la soglia scende a 520,18 euro. Altro esempio. Per una famiglia di tre componenti con età sotto i 59 anni, la soglia di povertà assoluta è stabilita in 1.158,71 euro se vive in un’area metropolitana nelle regioni centrali, mentre è a 966,20 euro se risiede nelle regioni settentrionali.  Codacons: problema sottovalutato Social card per 2,5 milioni di persone.  È la proposta del Codacons che analizzando il rapporto sulla povertà assoluta dell’Istat evidenzia che vivono in povertà assoluta 975 mila famiglie, il 4,1% dei nuclei familiari. Secondo l’associazione, nonostante queste cifre sottovalutino la situazione del Paese, perchè prendono in considerazione solo i poveri dei poveri e non i «quasi poveri», ossia quelli che pur vivendo appena sopra la soglia di povertà non ce la fanno comunque ad arrivare alle fine del mese, si tratta di «cifre gravi e preoccupanti».  «È la dimostrazione che il Governo, prevedendo la social card solo per 1 milione e 300.000 persone, ha sottovalutato il problema, anzi l’ha dimezzato – afferma il presidente Codacons, Carlo Rienzi -. Se a questo si aggiunge che le persone che hanno attualmente beneficiato della social card sono meno della metà di quanti preventivati dal Governo stesso, allora il provvedimento ha interessato solo un quarto dei poveri assoluti!».

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