Risparmiatori “freddati” da banche islandesi
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fonte:
- La Tribuna di Treviso
«L’Islanda ha tre banche: la Glitnir, la Kaphting, la Landsbanki. Sono piccolissime banche in uno Stato di 300 mila abitanti – scrive il Codacons sul suo sito internet – che hanno accumulato finanza allegra per 126 miliardi di debiti esteri. Una montagna di soldi che oggi i «tre gnomi» non sono più in grado di restituire. In Italia i risparmiatori coinvolti dal crac dell’Islanda sembrano essere oltre 100 mila. Migliaia, quindi, i cittadini italiani «freddati»: dall’anziana che ha investito i risparmi di una vita al giovane che voleva alleggerire la rata del mutuo, fino al risparmiatore che dormiva sonni tranquilli perchè non sapeva di possedere le obbligazioni di questa piccola isola. E, tra l’altro, a volte queste obbligazioni erano addirittura ben nascoste in polizze index linked che le Banche aveva venduto con promesse di garanzia del capitale a scadenza». «Le banche italiane hanno venduto obbligazioni e polizze con sottostanti le «obbligazioni Islanda» pur sapendo l’aumentata rischiosità del titolo – aggiunge il Codacons – nonostante fossero perfettamente a conoscenza del rischio, grazie a comunicazioni ufficiali degli enti di controllo. E ora le banche italiane non stanno rispondendo dei loro errori, rifiutandosi di risarcire i propri clienti, tentando di convincerli della necessità di agire contro l’Islanda o proponendo in cambio nuove polizze, spacciate come «a capitale garantito con scadenza posticipata», che in realtà comportano esattamente il medesimo rischio di quelle già in mano ai freddati. Chi ha acquistato obbligazioni islandesi – è l’appello dell’associazione di Carlo Rienzi – o polizze index linked ad obbligazioni islandesi, dovrebbe agire subito per ottenere il risarcimento. La banca italiana è infatti direttamente responsabile delle perdite, e deve risarcire i clienti per tutti i danni subiti». Il sito internet del Codacons offre la possibilità di una consulenza gratuita a chi vuole inviare la propria documentazione. I documenti vanno inviati all’associazione insieme a copia della carta di identità e del codice fiscale, copia del contratto di apertura del conto titoli, copia dell’ordine di acquisto, copia della informativa sui rischi generali degli investimenti finanziari che la banca doveva consegnarvi, copia della dichiarazione mifid 2008 (ovvero del questionario scheda di profilo di rischio che le banche hanno fatto sottoscrivere nel 2008 a tutti gli intestatari di un conto titoli); solo nel caso di conto titoli cointestato, o conto corrente cointestato, va inviata anche la copia del contratto di apertura del conto corrente collegato al conto titoli. Il materiale va inviato a «Codacons, Azione Islanda, Via Filippo Corridoni, 25 00195 Roma». www.codacons.it
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