15 Aprile 2009

TERREMOTO, SOSPENSIONE RATE DEI MUTUI: NO ALL’ELEMOSINA DI GOVERNO E ABI

 
LA SOSPENSIONE DELLE RATE DEI MUTUI E’ GIA’ PREVISTA DALLA LEGGE

 
L’Abi che sospende le rate dei mutui per i terremotati fino al dicembre 2009, ossia per 9 mesi, il Governo che le sospende per 12 mesi per disoccupati e cassaintegrati e forse aggiungerà anche i terremotati. Il Codacons invita Governo e Abi, almeno a fronte della grave crisi in atto e della tragedia dei terremotati, a non prendere in giro persone in difficoltà e ad applicare almeno le leggi dello Stato già esistenti!
E’ dal dicembre 2007, infatti, che è prevista la possibilità per il cittadino in difficoltà di poter sospendere il pagamento del mutuo acceso per l’acquisto della prima casa, sino a diciotto mesi. Non 12 mesi per i soli cassaintegrati o terremotati, dunque, ma 18 mesi per tutti! Ossia ben 6 mesi in più di quanto il Governo finge di voler concedere. E’, quindi, una presa in giro dei terremotati e dei cassaintegrati che si spacci come una grande novità e una misura a favore delle famiglie, un provvedimento che invece è un palese passo indietro rispetto a quanto già stabilito da una legge italiana.
L’unico problema è che il Ministro dell’economia e delle finanze e il Ministro della solidarietà sociale non hanno ancora ritenuto opportuno, a distanza di ben 15 mesi, emanare le norme di attuazione del Fondo indispensabili per rendere operativo il provvedimento previsto dall’art. 1, comma 475, della Legge n. 244/2007.
Per questo il Codacons, dopo aver presentato ricorso al Tar, ha deciso di adire anche il Consiglio di Stato chiedendo di “accertare l’illegittimità del silenzio inadempimento”, di “dichiarare l’obbligo delle Amministrazioni resistenti a voler provvedere entro il termine di trenta giorni”,  nonché  di “nominare un commissario ad acta che provveda, nel caso in cui l’amministrazione resistenti resti inadempiente, in luogo della stessa”. Il ricorso sarà discusso al Consiglio di Stato il 12 maggio p.v..
Resta lo sconforto di dover procedere a colpi di ricorsi legali per ottenere dai ministeri l’applicazione di una legge dello Stato ritenuta utile anche dal Governo in carica, almeno a parole.

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