13 Marzo 2009

Crolla il pil nel quarto trimestre del 2008 in Italia, registrando il record negativo degli ultimi 30 anni

Crolla il pil nel quarto trimestre del 2008 in Italia, registrando il record negativo degli ultimi 30 anni. L’Istat conferma una contrazione annua dell’1% e stima un effetto trascinamento sul 2009 pari al -1,9%. Andrà peggio nella zona euro, che secondo le stime della Banca centrale europea (Bce), potrebbe registrare «un calo compreso tra il 3,2 e il 2,2%», mentre nel 2010 «si attende una graduale ripresa», stimata tra il -0,7 e il +0,7%. Male il deficit pubblico che dovrebbe superare il 3%, tra il 2009 e il 2010, in Italia e in altri dieci Paesi dell’area euro. Dati negativi arrivano anche sul fronte dell’occupazione con la cassa integrazione ai livelli peggiori dal ’93.
      La crisi ha toccato quindi i livelli massimi, con il pil che nell’ultimo trimestre del 2008 vede una contrazione dell’1,9% sul trimestre precedente (luglio-agosto-settembre) e del 2,9% rispetto al quarto trimestre 2007. Nella serie dell’Istat, che parte dal 1980, non si erano mai osservati dati così bassi in un trimestre. Nell’ipotesi in cui la crescita, quest’anno, sarà pari a zero, per effetto trascinamento si avrà una riduzione del pil dell’1,9%. L’Istat conferma, inoltre, il consuntivo 2008: il prodotto interno, cioè la ricchezza prodotta, corretta per gli effetti di calendario, è diminuito dell’1%, vale a dire il peggior risultato dal 1975. Crollano il settore delle costruzioni e quello dell’industria, sull’anno -4% e -8,4%, mentre a livello congiunturale la riduzione è stata del 3,5% per le costruzioni e del 6,2% per l’industria. «Ogni giorno arriva una pessima notizia» ha commentato il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, mentre il Codacons ha chiesto al governo misure per incentivare i consumi.
      Ha tenuto l’export pur non brillando: le esportazioni, lo scorso anno, hanno registrato un leggero incremento (+0,3%) sul 2007, dovuto ad un netto incremento dei flussi diretti verso i paesi extra Ue (+6,5%) e ad una frenata (-3,7%) di quelli diretti verso i paesi Ue. L’Istat segnala però un peggioramento nell’ultimo trimestre 2008 rispetto al precedente: variazioni negative dell’export un po’ in tutti i comparti produttivi, particolarmente rilevanti per Sud e isole (-20,8%), Nordovest (-7,5%) e Centro (-7%), più contenute a Nordest (-4,3%).
      A livello regionale nel 2008 bene l’export di Sardegna (+22,4%), Liguria (+9,4%), Lazio (+7,7%), Friuli-Venezia Giulia (+5,9%), Abruzzo (+4,9%) e Emilia-Romagna (+2,4%. Le flessioni più rilevanti si sono, invece, avute nelle Marche (-14,5%), Toscana (-4,9%), Veneto (-4,6%) e Campania (-1,8%).
      Sempre lo scorso anno, considerando i settori che hanno contribuito maggiormente al successo del made in Italy, si rilevano dinamiche intense per prodotti petroliferi raffinati (+15,6%), prodotti alimentari, bevande e tabacco (+7,6%) e prodotti dell’agricoltura, silvicoltura e pesca (+4,4%), più contenute per macchine e apparecchi meccanici (+1,5%) e metalli e prodotti in metallo (+1,1%).

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