L’inflazione scende davvero? Contestati gli ultimi dati
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fonte:
- La Tribuna di Treviso
Consumatori all’attacco. E l’Antitrust stanga il cartello della pasta «Secondo il dato reso noto in questi giorni dall’Istat, il prezzo della pasta di semola di grano duro a febbraio è calato, rispetto a gennaio, dell’1,8%, mentre su base annua è aumentato del 16,5%» scrive il Codacons del presidente Carlo Rienzi. Per il Codacons si tratta «di un calo ridicolo, considerato che nello stesso periodo di tempo il prezzo del grano duro fino utilizzato per produrre la pasta è passato da 508,85 euro a tonnellata del febbraio 2008 a 195,20 del gennaio 2009 (ultimo dato Ismea disponibile), ossia è calato del 61,63%». Persino rispetto a dicembre 2008, quando il grano duro «fino quotava 206,52 euro a tonnellata, a gennaio, ossia in un solo mese, si è avuto un calo del 5,48%. Far calare il prezzo della pasta solo dell’1,8% è, quindi, l’ennesima dimostrazione del comportamento speculativo da parte delle imprese del settore. Ma il dato più preoccupante, per il Codacons, è quello generale. La discesa dell’inflazione avuta a gennaio, quando si era passati dal 2,2% di dicembre all’1,6%, si è già bloccata». A febbraio, infatti, continua il Codacons, l’inflazione resta ancorata all’1,6% e su base mensile aumenta addirittura dello 0,2%, a differenza del mese di gennaio, quando su base mensile si era almeno ridotta dello 0,1%». E’ la conferma di quello che andava denunciando il Codacons «nei giorni scorsi, ossia che si trattava solo di un calo tecnico e che la lotta all’inflazione non era nemmeno iniziata. D’altronde il Governo non ha ancora mosso un dito per cercare di ridurre i prezzi. Per questo – secondo il Codacons – rilancia le sue proposte per combattere seriamente l’inflazione: riduzione Iva come ha fatto l’Inghilterra, Iva gas tutta al 10 %, riduzione imposta bollo c/c, doppio prezzo, vendite sottocosto libere, orari liberi, aperture domenicali libere». Intanto è bufera proprio nel mondo della pasta italiana, il prodotto che più di ogni altro mantiene alto il nome del cibo Made in Italy. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha deciso di punire i maggiori produttori italiani di pasta (in tutto 26 imprese) nonché l’Unipi (Unione industriale pastai italiani) e l’Unionalimentari, giudicati colpevoli di aver messo in atto intese restrittive della concorrenza e di conseguenza aver violato l’articolo 81 del Trattato Ce, attuando strategie per far lievitare il prezzo della pasta in tutti i supermercati d’Europa. Per l’Antitrust il principio della libera concorrenza infatti va rispettato anche in una situazione di crisi generale del mercato come quella che si vive oggi nel mondo intero. Tutto è cominciato nel 2005 quando il prezzo del grano è salito vertiginosamente, fino ad arrivare al primo semestre 2008 a triplicarsi. www.codacons.it
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