1 Marzo 2009

Cattivi pagatori, raddoppiano i trentini

TRENTO   Allarme del Codacons: nel 2008 i trentini nell’elenco della centrale rischi dei cattivi pagatori sono il doppio rispetto all’anno precedente. Raddoppia anche il numero dei consumatori che chiedono informazioni sulla propria situazione dopo un finanziamento negato. Tendenza che va di pari passo all’impennata di cambiali e assegni protestati, cresciuti secondo Unioncamere del 38% per entità e del 42,6% per valore medio. «Le difficoltà ci sono, ma non c’è un peggioramento patologico », dice Artoni di Unicredit. Cambiali e assegni scoperti, si accende il dibattito sui dati di Unioncamere.  I trentini iscritti nel 2008 nell’elenco dei cattivi pagatori sono il doppio rispetto all’anno precedente.  L’allarme lo lancia il Codacons, che rileva un raddoppio dei consumatori che chiedono informazioni sulla propria situazione dopo un finanziamento negato. Una tendenza figlia anche dell’impennata di cambiali e assegni protestati, cresciuti secondo Unioncamere del 38% per entità e del 42,6% per valore medio. Spiazzate le banche: «Le difficoltà ci sono, ma non c’è un peggioramento patologico», dice il direttore di Unicredit nord est Romano Artoni.  Gloria Canestrini del Codacons non ha dubbi in merito: «Tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009 stiamo riscontrando un raddoppio dei consumatori che ci segnalano problemi nell’ottenere un finanziamento — spiega —. Bastano due rate saltate o pagate in ritardo, perché le società di credito al consumo e le banche segnalino il cliente al Crif, la centrale rischi dei cattivi pagatori. Per ottenere la cancellazione dalla “black-list” servono poi almeno due anni».  Insomma, secondo il Codacons i trentini fanno sempre più fatica a pagare le rate dei beni acquistati, finendo quindi nella «quarantena» dei cattivi pagatori e con il blocco dell’accesso ad altri finanziamenti. «Negli ultimi anni commercianti e società di credito al consumo hanno spinto moltissime famiglie a indebitarsi oltre le loro possibilità per poter permettersi l’acquisto di beni anche molto costosi — continua Canestrini —. Il risultato lo si vede ora che la crisi si fa sentire: si salta il pagamento di una rata, si finisce nel Crif e, pur di comprare comunque, si emettono assegni post-datati o, peggio ancora, scoperti, come segnalano i dati di Unioncamere».  I trentini che si rivolgono agli sportelli del Codacons su questi problemi sono ormai «quattro o cinque alla settimana, contro i due della prima metà del 2008», spiega il legale. Anche Claudio Biasior (Centro tutela consumatori) «sente » il problema: «L’aumento dei cattivi pagatori in Trentino è innegabile, e soprattutto per quanto riguarda i finanziamenti, le rateizzazioni e l’uso delle carte di credito». Chi sta dall’altra parte, invece, sembra non percepire l’impennata delle difficoltà delle famiglie trentine. I banchieri parlano di una «sofferenza che comincia a farsi sentire, ma che è ancora ampiamente sotto controllo — osserva il numero uno di Unicredit Nordest Romano Artoni —. Soprattutto se confrontata con aree del Paese anche molto vicine, come il Veneto, dove la situazione è ben peggiore». Secondo gli istituti di credito, l’immagine del trentino prudente e solvibile sembra continuare a reggere: «C’è un lieve aumento della sofferenza sulle imprese — spiega il direttore della Banca di Trento e Bolzano, Claudio Puerari —. Ma l’impennata segnalata da Unioncamere dipende più da qualche grossa transazione andata male che da difficoltà diffuse nel tessuto sociale delle famiglie». Il numero di assegni e cambiali protestate in Trentino in effetti cala del 3,3%, mentre ad aumentare è il volume degli effetti scoperti: dato forse da imputare «a qualche grande operazione tra imprese edili o di costruzione andata storta », continua Puerari. Sono comunque le famiglie delle fasce sociali più basse che cominciano a «far fatica a onorare finanziamenti e i rimborsi delle carte di credito, ma sempre in maniera non drammatica », osserva il direttore della Btb. Sulla centrale rischi, «il monitoraggio è costante — sottolinea Artoni — e, al momento, non ci risulta un peggioramento patologico della qualità del credito dei risparmiatori trentini».

    

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