28 Febbraio 2009

“Ma quali aumenti, siamo stati penalizzati”

 «Ma quali aumenti, siamo stati penalizzati» L’industriale Andalini spiega le sue ragioni: le accuse di cartello non valgono L’Antitrust accusa: prezzi concordati

CENTO. La multa inflitta dall’Antitrust per 12,5 milioni nei confronti del «cartello» della pasta da parte del Garante, per aver posto in essere un’intesa restrittiva della concorrenza finalizzata ad concertare gli aumenti del prezzo di vendita della pasta secca di semola da praticare al settore distributivo fa discutere nel polo della pasta. Il centese Massimo Andalini, noto industriale della pasta, ha appreso la notizia a Dubai dove si trova per partecipare ad una fiera internazionale: «Abbiamo sofferto un periodo drammatico con un aumento del 200% delle materie prime – afferma in una pausa di lavoro – è una situazione che abbiamo subito. L’aumento del prezzo della pasta richiesto dai piccoli e medi pastai non è stato frutto di speculazione, ma è servito solo a coprire il rincaro del grano duro, derivante da meccanismi di quotazione internazionali». Un pacco di pasta di semola da 500 grammi è passato da 0,70 euro a 0,80 euro (+14,28%), mentre una confezione da 250 grammi di tagliatelle all’uovo costa 0,95 euro invece di 0,90 (+5,55%). L’Italia, è il primo consumatore mondiale di grano duro per questo, la domanda di semola dei pastai è elevata. A livello mondiale, inoltre, le pessime condizioni climatiche avevano ridotto le rese del raccolto, mentre le scorte sono scese a 111 milioni di tonnellate, toccando il minimo storico da 28 anni. Va ricordato che il consumo pro capite di pasta in Italia ammonta a 27-28 chili l’anno. Il costo in più per la pasta è stato di pochi euro. «Su questo tema si è fatta una gran confusione mettendo insieme nel calderone il pane e la pasta mentre bisognerebbe tener divise le due cose – chiude Andalini – è vero che i prezzi di energia e carburanti sono diminuiti ma questo compensa soltanto in parte gli aumenti che abbiamo avuto». «A causa dell’elevato aumento delle materie prime diversi pastifici sono stati costretti a chiudere – afferma Renzo Ricci, titolare dell’omonimo pastificio con sede a Ferrara – mentre la pasta ha avuto aumenti attorno al 12-13% il pane ha subito rincari maggiori nella misura del 16-18%. Con gli aumenti della pasta si è recuperato solo qualcosa rispetto all’impennata delle materie prime».  Intanto il Codacons ha avviato «lo sciopero dell’acquisto di pasta» per protestare contro il presunto cartello di produttori multato dall’Antitrust chiedendo che «gli speculatori siano incriminati per reato di aggiotaggio e che i consumatori danneggiati siano adeguatamente risarciti».

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