27 Febbraio 2009

Cartello della pasta, l’Antitrust multa Amato Prezzi alle stelle: sanzioni a 26 aziende

Grano dimezzato, confezioni carissime authority e consumi Il Codacons plaude e annuncia ricorsi dinanzi ai giudici di pace per i rimborsi La Coldiretti propone di girare i 12 milioni di contravvenzione alle fasce penalizzate: utenti e agricoltori

 Il cartello c’è stato. Almeno, così sostiene l’Authority. E così, per volontá dell’Antitrust, i "pastai" si sono visti recapitare multe salatissime, per un valore complessivo di 12.496.333 euro. Nei guai sono finiti l’Unione Industriali Pastai Italiani e ventisei aziende produttrici, tra cui la salernitana Antonio Amato, accusata, come Barilla, De Cecco, Divella e Garofalo, solo per citarne alcune, di «intese restrittive». «Avevamo evidenze inoppugnabili sull’esistenza del cartello», ha commentato il presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalá. Ma l’ufficio legale del pastificio della zona industriale rispedisce le accuse al mittente e si dice estraneo a qualsivoglia accordo. " I produttori sanzionati «sono rappresentativi – spiega ancora l’Antitrust – della stragrande maggioranza del mercato nazionale della pasta (circa il 90%)». Secondo Catricalá l’intesa non è dipesa «solo dalla volontá degli imprenditori ma anche da fattori di mercato che registravano aumenti delle materie prime. In ogni caso l’intesa c’è stata ed era giusto sanzionarla. Vi hanno partecipato quasi tutte le imprese, tutte le grandi e molte piccole». Nel mirino, il confronto tra il prezzo della materia prima (il grano si è dimezzato rispetto all’anno precedente) e quello delle confezioni vendute al pubblico (che ha lamentato gli ingiustificati rincari). Un divario enorme, che avrebbe dunque penalizzato i consumatori ad esclusivo vantaggio delle aziende produttrici. Di qui la provocatoria proposta della Coldiretti, che suggerisce di restituire l’importo delle contravvenzioni a cittadini ed agricoltori, in considerazione del fatto che le quotazioni del grano duro si trovano su valori di quasi venti anni fa (attorno a 22 centesimi al chilo) mentre il costo medio della pasta si aggira attorno a 1,4 euro al chilo, praticamente stabile, secondo i dati del servizio Sms consumatori del Ministero delle Politiche Agricole. Le polemiche erano nate giá nei mesi scorsi, a partire dal gennaio del 2008, quando la pasta aveva fatto registrare una crescita su base annua del 10%, per attestarsi, a dicembre scorso, al 28%, dopo aver toccato perfino punte del 30%.  Il pugno duro dell’Antitrust ha fatto felici le associazioni che tutelano i consumatori, a partire dal Codacons che, conti alla mano, ha calcolato che le famiglie italiane, nel 2008, hanno speso 140 euro in più per l’acquisto di pane e pasta, soldi che adesso potrebbero essere restituiti ai cittadini che, meticolosamente, avessero conservato scontrini o altri documenti che attestino l’acquisto nel periodo 2006/2008 di confezioni delle aziende multate.  I legali del Codacons si sono gratuitamente offerti di presentare i ricorsi dinanzi ai giudici di pace, mentre la Fiesa-Confesercenti ribadisce l’estraneitá ai fatti dei rivenditori al dettaglio.

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