Natale è stato magro sul fronte dei consumi
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fonte:
- Il Mattino
Natale è stato magro sul fronte dei consumi ma non in modo catastrofico. Il 26 dicembre scorso l’associazione dei consumatori Codacons aveva denunciato un crollo dei consumi del 20%. Il giorno successivo il premier Silvio Berlusconi aveva assicurato che «non c’è stato nessun calo». Dopo due mesi è l’Istat a emettere il suo verdetto, sulla base di attente rilevazioni e non di estemporanei sondaggi. E il calo c’è stato, anche se in misura nettamente minore rispetto a quanto paventavano i consumatori. Il calo dei consumi a dicembre 2008 è stato dell’1,9% rispetto allo stesso mese del 2007. La flessione è stata particolarmente marcata (ma mai a due cifre) per alcuni prodotti con caratteristiche adatte ai regali natalizi. È il caso di gioielli e orologi, la cui spesa si è ridotta del 4,1%. Di abiti e pellicce (-3,5%). Di supporti magnetici, ovvero dischi e dvd (-3,6%). In calo, nonostante quanto assicuravano le rilevazioni fatte a naso, anche i giocattoli, con una contrazione del 2%. Molto male anche gli elettrodomestici, con una flessione del 4,1%. Reggono soltanto i prodotti tecnologici legati all’informatica e alla telefonia, con una contrazione minima, pari allo 0,5%. Più bassa persino di quella, difficilmente comprimibile, della spesa alimentare, che si è ridotta dello 0,8%. Sempre a proposito di dati, ieri oltre all’Istat è stata l’Isae a snocciolare cifre. L’Isae, al contrario dell’Istat che misura quel che è accaduto, cerca di prevedere quanto accadrà nell’immediato futuro. E le prospettiva non sono rosee, in linea peraltro con molte altre previsioni. Sull’andamento del prodotto interno lordo, in particolare, l’Isae si allinea alla stima di Confindustria di una contrazione del 2,5% contro il -2,0% indicato dal governo. Proprio la stima di Confindustria provocò la reazione del ministro delle Attività produttive Claudio Scajola, che parlò di «corvi». Adesso i «corvi» sono entrati al ministero dell’Economia, visto che l’Isae appartiene alla struttura guidata da Giulio Tremonti, anche se è un organismo tecnico dotato di autonomia dalle decisioni politiche. L’Isae prevede una contrazione del Pil nel 2009 ma anche un 2010 meno buio (+0,4%). Trend analogo per i consumi delle famiglie e per l’occupazione. Quest’ultima scenderà dell’1% quest’anno per aumentare lievemente (+0,2%) nel 2010. Dietro le percentuali ci sono storie e il calo dell’1% del 2009 vuol dire che potrebbero essere 230.000 i posti di lavoro persi per la crisi economica. E «verosimilmente – aggiunge l’Isae – la maggior parte saranno precari». Tra gli altri dati, va segnalato il deficit al 4,0% nel 2009 e al 3,9% l’anno successivo e il debito in crescita al 110,3% quest’anno e al 111,8% nel 2010. Infine la pressione fiscale, che l’Isae stima al 42,8% nel 2009 e al 42,7% nel 2010.
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