26 Febbraio 2009

Caserta Le associazioni si ribellano Acque reflue, partono i ricorsi

 CASERTA L’esattoria comunale continua a sparare raffiche di bollettini per il pagamento del canone per la depurazione delle acque reflue riferito agli anni trascorsi, dalle associazioni dei consumatori l’invito a resistere, drappelli di avvocati pronti a rispondere con ricorsi e barricate da carte bollate. L’associazione degli amministratori condominiali e immobiliari, con manifesti affissi dappertutto, ha diffuso la notizia, ricordando che il territorio comunale è sprovvisto di impianti di depurazione delle acque fognarie e che la Corte Costituzionale, con la sentenza 335/2008, ha riconosciuto la illegittimità della legge 36/1994, nota come legge-Galli, nella parte in cui stabiliva che gli utenti dovessero pagare il canone anche in assenza di depuratori o in caso di temporanea inattività. Pagare una tariffa anche in assenza di servizio? Non se ne parla proprio, fanno sapere le associazioni a difesa dei diritti dei consumatori che, come anche quella che riunisce gli amministratori condominali, offrono assistenza legale per il recupero di somme eventualmente già pagate e rientranti fra quelle non dovute. A Caserta, però, la questione si presenta più articolata rispetto a quei Comuni in cui l’impianto di depurazione o non c’è del tutto o sono bene individuabili le zone servite da impianti inattivi. «Le acque fognarie del nostro territorio cittadino —  dice Maurizio Gallicola, avvocato, presidente provinciale dell’associazione dei consumatori Codacons — vengono indirizzate in varie direzioni e sfociano lungo il litorale domiziano in zone dove deve essere verificata la presenza di depuratori e, soprattutto, il loro funzionamento. Può succedere che chi abiti in una strada la cui rete fognaria sbocca in zona depurata, debba pagare e chi, invece, risieda in un’altra non depurata possa chiedere l’esenzione come la sentenza della Corte Costituzionale ha garantito».  Il censimento, difficoltoso ma non impossibile, lo sta conducendo il Codacons. «Sono stato, — conclude Gallicola — negli anni riferiti all’imposizione dei canoni oggi rivendicati, consigliere delegato col presidente Angelo Pascariello e successivamente, col presidente Raffaele Raucci, assessore provinciale. Mi sto adoperando alla ricognizione di quelle zone le cui acque reflue non risultavano depurate. I nostri ricorsi saranno supportati da prove inconfutabili».

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