L’inflazione si raffredda ma il “carrello” s’infiamma i
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fonte:
- Il Secolo XIX
Roma. L’inflazione cala, ma la borsa della spesa rimane un problema per le famiglie. L’Istat ha comunicato ieri che a gennaio i prezzi si sono attestati a quota 1,6 per cento su base annua, rispetto cioè al mese di gennaio 2008, in discesa a fronte del 2,2 per cento che si era registrato a dicembre. Fra gli innumerevoli aspetti negativi della crisi economica, almeno questo calo dei prezzi dovrebbe essere di sollievo per i consumatori in affanno. Invece non è così: in base ai dati dell’Istat, gli alimentari marciano in controtendenza e i prezzi si impennano del 3,8 per cento su base annua, nonostante la fiacca che affligge i consumi. Immediate le polemiche. Il Codacons si è affrettato a lanciare un allarme rosso sul fronte della spesa: i calcoli fatti dall’associazione dei consumatori mostrano che ogni famiglia spenderà in più 480 euro per mangiare. «Questo dovrebbe preoccupare il governo», è il messaggio del Codacons. All’allarme spesa si sono associate anche le altre organizzazioni, Adusbef e Federconsumatori, che hanno alzato addirittura il tiro, stimando un costo aggiuntivo per le famiglie di 564 euro l’anno. È un paradosso evidente perché, mentre il costo della vita risulta in flessione, gli italiani saranno, in ogni caso, obbligati a sborsare più soldi se vogliono riempire la borsa della spesa e il carrello del supermercato. Il problema è che la forte discesa dei prezzi alla produzione non si riflette sui prezzi al consumo. E questo ha innescato un’altra rovente polemica tra Coldiretti e Confcommercio. «A gennaio, gli alimentari fanno registrare un aumento del 3,8 per cento, che è più del doppio del valore medio dell’inflazione. Ci sono forti distorsioni nel passaggio degli alimenti dal campo alla tavola», è l’accusa degli agricoltori. Secondo Coldiretti, su ogni euro di spesa ben 60 centesimi vanno alla distribuzione commerciale. «È un accusa infondata e contraria al buon senso. Il commercio (ingrosso più dettaglio) guadagna 9 centesimi su ogni euro di spesa», ha replicato dura Confcommercio. Ma gli agricoltori non ci stanno: «I consumatori pagano 1,2 euro al chilo le carote che dai produttori agricoli vengono acquistate a 0,16 centesimi. Ci spieghi Confcommercio dove finisce la differenza. Dove finiscono 1,4 euro, spesi per un chilo di pasta, se ai produttori arrivano 22 centesimi per un chilo di grano duro?», ha ribattuto la Coldiretti. Con la crisi fa salire la tensione tra chi ci perde decisamente e chi, bene o male, regge ancora la botta. Le famiglie però fanno i salti mortali in ogni caso per fare la spesa, nonostante i prezzi ufficialmente si sgonfiano. Il governo ha fornito un’altra lettura del fenomeno, assolutamente in linea con l’ottimismo del premier Silvio Berlusconi: «L’aumento delle vendite nella grande distribuzione è un segnale incoraggiante perché conferma che il calo dei prezzi non deriva dalla riduzione dei consumi che stanno invece tenendo», ha spiegato il ministro Claudio Scajola. Secondo il ministro, in realtà gli italiani hanno capito che «il loro potere d’acquisto non diminuisce, ma aumenta», grazie alla discesa dei prezzi, del petrolio e dei mutui. Di conseguenza, «non stanno riducendo i consumi primari». Il che spiegherebbe perché il prezzo degli alimentari continua a salire mentre tutto il resto, o quasi, procede in discesa. L’allarme dei consumatori quindi non distoglie il governo dalla sua linea d’azione: l’andamento dei prezzi è nell’analisi di Scajola, un argomento in più anche a favore delle misure più recenti «a sostegno dei beni durevoli che hanno invece subito un forte calo delle vendite e, soprattutto, a sostegno del reddito dei cittadini che hanno perso il lavoro». Non ci sono correzioni di rotta anche se la Confindustria e i sindacati continuano a ripetere che bisogna fare di più. «Il governo si sta muovendo molto poco ed ha sottovalutato la gravità della crisi. Le misure a favore di imprese e famiglie sono insufficienti», ha ribadito ieri Massimo D’Alema. Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha rilanciato l’idea di settimana corta: «È importante perchè il maggior numero di lavoratori resti in attivo». A parte l’Ugl, gli altri sindacati non sembrano entusiasti. E Guglielmo Epifani, segretario della Cgil, ha tagliato corto: «I soliti annunci». Ma Berlusconi continua adessere ottimista: «Quando tutto sembra essere contro l’aereo decolla controvento, non con il vento in coda».
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