Frena l’inlfazione, a gennaio +1,6%
-
fonte:
- La Nazione
IL CROLLO dei prezzi del petrolio, e quindi dei carburanti, frena l’inflazione che a gennaio prosegue la discesa mentre pur raffreddandosi continua a restare cara la voce alimentari. Secondo i dati definitivi dell’Istat, il mese scorso i prezzi sono scesi dello 0,1% portando l’indice annuale all’1,6% rispetto al 2,2% di dicembre. Per trovare un’inflazione così bassa bisogna tornare ad agosto 2007 ma ancora più indietro (2001) se si considera l’indice armonizzato Ue che tiene conto degli sconti (quindi i saldi) che ha toccato il minimo storico all’1,4% contro il 2,4% del mese prima. Stesso livello, sempre l’1,4% per la spesa di tutti i giorni. DIETRO alla frenata, si diceva, c’è il rallentamento del costo dell’energia (-2,5% sul mese e -5,4% sull’anno) figlio della crisi. In particolare il prezzo della benzina è sceso del 18,1% e del 17,6% quello del gasolio. Nel confronto con dicembre, invece, la verde è scesa dell’1,9% e il diesel del 5,7%. Con il petrolio a 40 dollari un litro di benzina costa 1,15 euro e di gasolio 1,03, rispettivamente 24 e 30 cent meno rispetto a un anno fa e pari a un risparmio a pieno di 14 euro sul diesel e 12 sulla verde. Se rispetto alla frenata complessiva dell’inflazione va in controtendenza la tv (+1,4% il canone Rai e + 14,1% le pay-tv dopo il raddoppio dell’Iva) guardando al fronte alimentare l’inflazione continua a marciare anche se, evidenzia l’Istat, con «un’attenuazione del ritmo di crescita». Il prezzo del pane è sceso dello 0,1% con un aumento annuale ridotto al 2,7%. Stesso calo mensile per la pasta il cui rincaro sui dodici mesi resta però del 25,4%. Aumenti mensile (+0,1%) invece per carne, latte e formaggi. NONOSTANTE la decelerazione i prezzi degli alimentari (più 3,8% annuo) allarmano i consumatori. Per il Codacons se continua così ogni famiglia spenderà nel 2009 circa 480 euro in più, addirittura 564 per Adusbef e Federconsumatori. Contro il caro-prezzi al dettaglio torna a scendere in campo la Coldiretti secondo la quale ben il 60% del valore generato dalla filiera finisce nelle tasche dei negozianti. Pronta la replica di Confcommercio: l’utile del commercio è solo del 9% tanto che l’anno scorso il saldo negativo tra aperture e chiusure di negozi è stato di 40mila unità. Per Cia-Confederazione italiana agricoltori invece i rincari in tavola hanno spinto quattro famiglie su dieci a modificare le abitudini, il 35% limita gli acquisti o sceglie prodotti di qualità inferiore e il 75% vorrebbe il doppio prezzo (origine e dettaglio). IL CALO dell’inflazione non fa abbassare la guardia ai sindacati perchè il potere d’acquisto delle famiglie non è cresciuto mentre la pensa diversamente il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola. Secondo il quale discesa dell’inflazione e aumento delle vendite nella Gdo «sono segnali incoraggianti perchè confermano che il calo dei prezzi non deriva dalla riduzione dei consumi che stanno tenendo. Questi dati indicano che gli italiani hanno compreso che con il calo di inflazione, petrolio e tassi sui mutui il loro potere d’acquisto aumenta».
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
-
Tags: alimentari, Inflazione, Istat, Prezzi
