Aziende messe in ginocchio dalle banche
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fonte:
- Il Gazzettino
La denuncia del Codacons: «Si trovano improvvisamente senza copertura». Pronti all’esposto in Procura
Il Codacons sta vagliando l’ipotesi di presentare un esposto alla Procura della Repubblica di Rovigo perché si accerti se esistano profili penalmente rilevanti riguardo alle segnalazioni «giunte da numerosi imprenditori polesani, i quali – spiega la presidente del Codacons di Rovigo Chiara Crivellari – si ritrovano da un giorno all’altro senza copertura bancaria, e addirittura in sofferenza ed iscritti nelle "centrali rischi", la Sic, meglio conosciuto come la lista nera dei cattivi pagatori».
Perché? Secondo l’associazione a difesa dei consumatori, «tutto è nato dalla bufera economica che ha avuto, nell’occhio del ciclone, i mutui americani ed il fallimento della banca Lehman Brothers: fatti tali da mettere in crisi la liquidità del sistema bancario». Quali sono i riflessi in Polesine? «Con la scusa di verificare il rischio di esposizione dell’impresa e di valutarne il rating come prevede "Basilea 2", oppure al momento del rinnovo del fido annuale, a Rovigo – risponde Crivellari – abbiamo contato 20 casi di imprenditori, artigiani e commercianti che si sono rivolti al Codacons per segnalare di essere stati chiamati dal rispettivo istituto di credito, per ricevere la comunicazione che gli sarebbe stato applicato un rialzo dei tassi in passivo». «Tutto ciò – spiega la presidente del Codacons di Rovigo – in violazione dei tassi concordati nel contratto». «Un’altra tecnica – continua – è la chiusura del prestito con la richiesta del rientro immediato». «A volte, davanti a tale richiesta, l’imprenditore non dispone sempre di liquidità immediata per pagare»: con quali conseguenze? «La mancata immediata accettazione di tale proposta – spiega Crivellari – provoca la chiusura del conto ed il rientro immediato del fido. Non solo: se il malcapitato non riesce a ritirare tutti gli assegni, nel frattempo staccati, entro il termine prestabilito della banca, viene perseguito anche per emissione di assegni a vuoto, anche se la comunicazione dalla banca giunge tramite raccomandata solitamente in data postuma alla chiusura del fido». «Inutile spiegare – continua la referente locale del Codacons – che l’iscrizione alla lista dei cosiddetti "cattivi pagatori", cioè di coloro che hanno un mutuo o un fido in sofferenza, determina l’ostracismo da parte di tutti gli istituti bancari e dei fornitori, che così pretendono i pagamenti in contanti».
In queste condizioni, secondo le segnalazioni ricevute dal Codacons, l’imprenditore cerca di "rientrare" in tutti i modi: magari vendendo immobili di proprietà, oppure chiedendo un piano di rientro rateale alla banca, «la quale, se accetta la proposta, applica tassi non proprio agevolati», puntualizza il Codacons. «Attenzione però – avverte l’associazione a difesa dei cponsumatori -, perché il piano di rientro non è immediato e l’imprenditore rimane nella lista nera, per almeno un anno dopo aver estinto il debito». Perché questa situazione, anche in Polesine? «Evidentemente le banche, in crisi di liquidità, hanno deciso di stringere i cordoni creditizi e di non concedere più prestiti alle imprese, se non a caro prezzo», secondo il Codacons, che non si ferma qui nell’analisi. «La cosa, come spiegato, sarebbe già "inopportuna" visti gli effetti di aggravamento della recessione economica in atto, oltre ad essere "ingiustificata" in considerazione di tutti i provvedimenti presi con Ecofin e con il Governo italiano in favore delle banche. Ma può diventare illegale se fatta con la procedura prima descritta, che potrebbe essere connotata come equivalente ad un vero e proprio "ricatto": nel senso che "O paghi il rialzo dei tassi, oppure ti chiudo il fido e mi ridai i soldi subito».
«Si potrebbero anche ipotizzare i reati di estorsione e minaccia», secondo il Codacons. Oltre all’esposto in Procura, il Codacons di Rovigo si prepara anche a «inoltrare la segnalazione al Governo e al Governatore della Banca d’Italia».
Nicola Astolfi
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