10 Febbraio 2009

Euribor ai minimi mutui meno salati col “variabile” oggi si risparmia

 Mai così basso dall’aprile 2004: in 4 mesi è più che dimezzato

 Roma. Mai così basso dall’aprile 2004: l’Euribor a tre mesi è scivolato ancora all’ingiù, raggiungendo ieri il 2,005% contro il 5,39% dello scorso ottobre. Brindano così tutti quelli che, nel contrarre un prestito per l’acquisto della casa, si sono affidati negli anni scorsi al mutuo a tasso variabile, al momento più conveniente del fisso. L’Euribor a tre mesi è infatti il tasso a cui le banche si prestano il denaro, ma soprattutto è il riferimento con cui vengono indicizzati i mutui a tasso variabile. Ma brinda anche il governo che – a questo punto – non dovrà mettere da parte neppure un euro per finanziare il sistema di aiuti che fissava un tetto del 4% al tasso di interesse applicato allle famiglie.  Lo ha sottolineato ieri, tra gli altri, anche l’associazione dei consumatori Codacons: «Si tratta dell’ennesima conferma che l’intervento del governo, con il tetto del 4%, era solo un intervento spot» che, visti i livelli raggiunti ieri, «non riguarderà praticamente nessuno, salvo spread così elevati da rendere più utile una ricontrattazione che non certo il ricorso al tasso-soglia» voluto dal governo.  A questo punto, sostiene l’associazione, sarebbe meglio usare i soldi per altri tipi di aiuto a sostegno delle famiglie più povere: «D’altronde anche le ultime misure anticrisi – sostiene il Codacons – riguardano i ricchi che possono permettersi di ristrutturare la casa o chi può permettersi di cambiare auto. Se si vogliono rilanciare i consumi è indispensabile aiutare i ceti medio-bassi, ossia i 22,5 milioni di italiani che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese e che hanno una maggiore propensione marginale al consumo».  Per chi ha contratto un mutuo, inoltre, il Codacons chiede, così come si bloccano gli sfratti, di bloccare le esecuzioni immobiliari e di aumentare le detrazioni fiscali, sia per l’acquisto della prima casa che per gli interessi sul credito al consumo. Intanto si possono però fare due conti: al massimo dell’Euribor a tre mesi, toccato il 9 ottobre al 5,39%, la rata di un mutuo da 200.000 euro a 30 anni, con una spread dell’1%, aveva raggiunto un tetto di 1.250 euro al mese. Oggi, con uno spread simile, si arriva a spendere circa 850 euro, cioé 400 euro in meno. Nel frattempo, i cittadini hanno conquistato la possibilità di indicizzare i mutui non più solo in base all’Euribor, ma in base al tasso ufficiale di sconto della Bce, oggi al 2%. La misura, fortemente sostenuta in Italia dal governatore Mario Draghi, era stata assunta quando la differenza tra i due tassi era notevole, e i cittadini rischiavano così di essere strozzati dalle strette creditizie attuate dagli istituti. I risultati non sono però stati positivi, visto che normalmente le banche applicano ai mutui indicizzati al tasso Bce uno spread più alto. Per verificarlo basta affidarsi alle simulazioni del sito www.mutuionline.it. Per un mutuo di 100.000 a quindici anni, con l’Euribor si arriva a spendere un minimo di 680 euro al mese, con il tasso Bce non si va più in basso di 702 euro.

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