10 Febbraio 2009

Tassi ai minimi, solo per le banche?

La notizia della discesa dell’Euribor a 3 mesi, che ieri ha toccato i minimi dal 2004 arrivando al 2.01%, è certo un’ottima notizia per chi ha contratto un mutuo a tasso variabile. Almeno in teoria l’Euribor a tre mesi è il tasso di riferimento che usano le banche per prestarsi soldi e che riverbera i suoi effetti sull’andamento dei mutui a tasso variabile. Come dire, più il tasso scende e meno costa alle banche chiedere denaro in prestito e meno costa il denaro per i clienti con un mutuo a tasso variabile.
Le cose però hanno preso una piega meno liscia del previsto. Innanzitutto il Codacons sottolinea che si tratta alla fine "dell’ennesima conferma che l’intervento del Governo, con il tetto del 4% era solo un intervento spot che non riguarderà praticamente nessuno, salvo spread così elevati da rendere più utile una ricontrattazione che non certo il ricorso al tasso soglia", dicono all’associazione.
Per poi aggiungere: "D’altronde anche le ultime misure anticrisi riguardano i ricchi che possono permettersi di ristrutturare la casa o chi può permettersi di cambiare auto".
Per questo il Codacons chiede al Governo di cambiare rotta: se si vogliono rilanciare i consumi è indispensabile aiutare i ceti medio-bassi, ossia "i 22,5 milioni di italiani che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese e che hanno una maggiore propensione marginale al consumo".
Per chi ha contratto un mutuo, inoltre, il Codacons chiede, così come si bloccano gli sfratti, di bloccare le esecuzioni immobiliari e di aumentare le detrazioni fiscali, sia per l’acquisto della prima casa che per gli interessi sul credito al consumo.
Ma non è tutto. I ribassi del tasso hanno fatto sentire i benefici in gran parte alle sole banche, i tassi effettivamente applicati al pubblico viaggiano sul 7%. Senza dimenticare che allo stesso tempo si sono anche inaspriti i parametri per ottenere i finanziamenti, come stanno scoprendo con amarezza molte piccole e medie imprese e come segnalato dalle associazioni delle Pmi e degli artigiani.
Insomma, le banche, che sarebbero lo snodo centrale per sorreggere una economia in crisi, stanno invece facendo da imbuto alle iniziative di famiglie e imprese, che nonostante tutto stanno cercando di smuovere la ricchezza nazionale. Come dire, ora che sono arrivati gli anni difficili, gli istituti di credito non sembrano prendere atto che l’epoca delle vacche grasse per ora è finito. E anche sul fronte della politica il tema non sembra icreare interesse al palazzo.

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