Asili nido, ci pensa il Codacons
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fonte:
- Il Messaggero
Il parere della Funzione pubblica? Per il Codacons, "è fasullo". Perché sugli asili nido, il Comune avrebbe fatto male i conti. Decurtando, nella documentazione inviata per ottenere il pronunciamento tecnico sulla stabilizzazione delle 29 maestre precarie, il periodo in cui le lavoratrici hanno operato per conto di una cooperativa. Risultato? Per palazzo dei Priori, la prestazione di servizio durava da 25 mesi. In realtà, per alcune addette si tratta di anni, anche più di dieci. Ben oltre, quindi, i 36 necessari alla stabilizzazione. Così ieri il Tar del Lazio, chiamato in causa dalle operatrici, acquisita la richiesta di parere ha rinviato la sospensiva. E il presidente dell’associazione nonché difensore delle maestre, Carlo Rienzi, annuncia: «Riproporremo il quesito al dipartimento, chiedendo di riformulare il parere alla luce dei dati corretti». Intanto, per giovedì confermato lo sciopero delle lavoratrici con tanto di sit-in di protesta alle 7,30 davanti all’asilo di via Santa Maria in Volturno, poi dalle 10 in piazza del Comune. Per la stabilizzazione, i tempi sono più che maturi. Almeno questa è la linea portata avanti da Rienzi. «Il Comune – racconta – ha subordinato la decisione a un parere favorevole del dipartimento Funziona pubblica della Presidenza del consiglio. Peccato però che, al momento di fare riferimento al servizio prestato in passato dalle maestre, l’ente abbia tenuto conto come periodo complessivo solo dei 25 mesi maturati con contratti a tempo con l’ente, ignorando gli anni con le cooperative». In questo modo, quindi, secondo la documentazione inviata al dipartimento le lavoratrici non avevano maturato i 36 mesi necessari per rivendicare un contratto a tempo indeterminato. «Ci auguriamo – dichiara Rienzi – che l’equivoco sia chiarito al più presto e che i funzionari comunali correggano immediatamente l’errore». Così facendo infatti, il parere tecnico sarebbe ribaltato a favore della stabilizzazione. Ma dietro la vicenda per il Codacons potrebbe ravvisarsi anche un reato. «Non vorremmo pensare – prosegue il presidente – che si sia trattato di un errore voluto, perché in tal caso le conseguenze per chi lo ha commesso sarebbero piuttosto gravi, come una denuncia penale per grave difetto di comunicazione». Intanto, Roberto Talotta, consigliere comunale del Pd, torna a criticare la condotta della giunta Marini, bocciando a monte la scelta di richiedere il parere tecnico. «Un passo non necessario – sostiene – perché le lavoratrici hanno maturato tutti requisiti per essere stabilizzate. Il Comune, volendo essere proprio pignoli, potrebbe prorogare gli attuali contratti, in scadenza a giugno, per due mesi, così che a settembre tutte le 29 addette avranno maturato i 36 mesi alle dirette dipendenze dell’ente, senza dover conteggiare il periodo in cooperativa».
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