25 Gennaio 2009

Cantiere chiuso da anni Dopo l’abbattimento lì dovrebbe sorgere un grande sagrato

PIAZZA S. MARIA DI CASTELLO. FINISCE LA VICENDA GIUDIZIARIA PER ABUSO EDILIZIO La pietra tombale sulla casa Atc

 
 ALESSANDRIA «Non doversi procedere per intervenuta prescrizione». Così ha sentenziato la Cassazione chiamata a pronunciarsi sul «caso» Atc, la costruzione di due edifici in piazza Santa Maria di Castello che è costata un processo per abuso d’ufficio a: Riccardo Sansebastiano, dirigente tecnico Atc e titolare della concessione, Gianna Demonte, direttore dei lavori, Nicola Romano, titolare dell’impresa che aveva iniziato a costruire. Un anno fa in appello il primo era stato condannato a sei mesi di arresto e 5 mila euro di ammenda, la seconda a tre mesi e 20 giorni di arresto e 5 mila euro di ammenda, il terzo a due mesi di arresto e 3800 euro di ammenda. Le pene detentive erano state sostituite da quelle pecuniarie (30.300 euro complessivi). Gli imputati, che avevano ottenuto il beneficio della non menzione, erano stati condannati a risarcire le spese di parte civile rappresentata da Carlo Traverso e Cristina Giordano.  A costituirsi erano stati tre cittadini (Giorgio Hanau, Vincenzo Cacioppo, Nicola Parodi), il Codacons e l’Associazione Amici di Borgo Rovereto. La Cassazione ha confermato le decisioni civili, cioè il risarcimento danni, che gli interessati possono ora richiedere facendo un’altra causa. Erano stati loro, con di 4.000 firme raccolte in città, a dare il via alla vertenza convinti che la costruzione delle due case, poi interrotta e mai ripresa, stravolgesse la piazza. Chiusa dalla Cassazione la causa penale resta da vedere se gli interessati vorranno dare vita a quella civile, quanto meno per ricuperare i costi dell’azione che avevano intrapreso per «salvare dal degrado la piazza su cui sorge la chiesa coeva alla fondazione di Alessandria e uno dei più importanti monumenti della città». Una decisione che per Sergio Kalcic appare scontata: «Voglio ottenere almeno il risarcimento delle spese sostenute». Ma per la città è importante conoscere quale sarà il destino di quella costruzione, ormai un rudere nel cuore dell’antico quartiere di Rovereto, spettacolo non piacevole dinanzi a una chiesa che risale al XII secolo. L’Atc, come ha più volte ripetuto il presidente Gianni Vignuolo, è disposta a realizzare lo stesso numero di alloggi in un’altra area, restituendo al Comune quella ottenuta in concessione grazie al piano di riqualificazione urbana «I cortili ritrovati». Così il sindaco Piercarlo Fabbio potrebbe mantenere la promessa fatta in campagna elettorale: demolire l’edificio. «E’ iniziata la pratica – dice il sindaco – che trasferisce all’Atc l’edificio ex Sordomuti per ristrutturarlo, perchè il piano ‘I cortili ritovati» parla di ristrutturazione, ricavando lo stesso numero di alloggi». Verrebbe quindi notificato allo Stato il trasferimento dei fondi, stanziati per l’edificio non ultimato, alla ristrutturazione dell’ex Sordomuti. A quel punto il sindaco potrebbe chiedere una perizia per stabilire se la parte di costruzione rimasta abbandonata da anni è sicura o meno: nell’ ipotesi, molto probabile, non lo sia per farla demolire basterebbe un’ordinanza per pubblica incolumità. «Demolito l’edificio – conclude – il Comune provvederà a realizzare davanti a Santa Maria di Castello un grande sagrato». Come avevano richiesto con migliaia di firme i cittadini sin dall’inizio della costruzione, poi bloccata.
 

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