Quarto, duemila pendolari in rivolta Lunedì manifestazione in stazione a Mestre contro i disservizi
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fonte:
- La Nuova Venezia
QUARTO D’ALTINO. Pendolari in rivolta. Stufi e stanchi di denunciare in continuazione ritardi e soppressioni, hanno deciso di manifestare per dimostrare tutto il proprio sdegno. Sono gli utenti della linea Venezia -Trieste, che prendono il treno nelle stazioni di Quarto d’Altino, San Donà, Portogruaro, Gaggio. Solo dalla stazione altinate ogni giorno sono 2mila i pendolari diretti a Mestre e a Venezia. Senza contare la tratta ferroviaria Udine- Venezia, con le rispettive stazioni di Treviso, Preganziol e MoglIano. Lunedì la protesta davanti alla stazione di Mestre. «Sono anni – attaccano Luciano Ferro e Gianni Foffano portavoce dei pendolari – che Trenitalia ci prende in giro con soppressioni dei treni, cambiamenti di orario, ritardi con conseguenti disagi per chi va a lavorare servendosi del treno. E’ ora di dire basta di far sentire la nostra voce perché paghiamo un utenza (abbonamenti e biglietti) che non c’è». L’appuntamento è alle 10.30. I manifestanti proseguiranno poi fino alla Direzione generale di Trenitalia SpA, in via Decorati al Valor Civile. Diversi partiti politici hanno già aderito alla protesta e pure alcune associazioni in difesa dei consumatori tra cui il Codacons. «Lunedì – spiega Ferro – per protestare contro Trenitalia, ci saranno persone che provengono anche da Belluno e da Vittorio Veneto». I pendolari hanno il pieno appoggio della Cgil Veneto e della Federazione dei Trasporti Filt Cgil. «I pendolari e utenti veneti che viaggiano sui treni regionali di Trenitalia – si legge in un comunicato della segreteria – stanno subendo gravi disagi, che si sono accentuati con l’entrata in vigore del nuovo orario ferroviario invernale. L’organizzazione degli orari, con il potenziamento su diverse tratte degli euro star (ex intercity) a danno dei treni regionali, oltre al permanere di situazioni croniche (carrozze vetuste e difettose, manutenzione carente, pulizie inadeguate) comporta un ulteriore incremento dei tempi di percorrenza con gravi ritardi che danneggiano i lavoratori, e la inaccettabile soppressione di treni programmati o i repentini cambi di orario».
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