22 Gennaio 2009

“Io sono diversa da te” di Giamila Rienzi, Formatrice nel campo della gestione dei conflitti e dell’intercultura

"Io sono diversa da te" di Giamila Rienzi, Formatrice nel campo della gestione dei conflitti e dell’intercultura PUNTI DI VISTA

La presenza degli stranieri è ormai un dato di fatto sia nelle grandi che nelle piccole città, per non parlare poi delle aree metropolitane dove il processo migratorio è sempre più rapido e dirompente. In realtà quando circa trenta anni fa Londra e Parigi, le capitali dei due più grandi imperi coloniali, avevano un aspetto fortemente cosmopolita, Roma e Milano erano ancora dei centri decisamente provinciali, mentre oggi hanno una fisionomia spiccatamente multietnica. Dal punto di vista culturale, il nostro Paese, avendo avuto un’esperienza coloniale limitata, non è stato abituato a un confronto diretto con forme socioculturali diverse. Questo ha fatto sì che sul piano dei rapporti sociali si sia generato un atteggiamento di diffidenza nei confronti degli stranieri, considerati spesso come un problema. A ciò, si aggiungono fortissime tensioni sociali là dove si percepisce e si vive una scarsità di risorse per cui immigrati e italiani diventano ‘concorrenti’ per le opportunità di lavoro o l’utilizzo dei servizi sociosanitari, scolastici e abitativi. Del resto la politica non ha aiutato molto, poiché ha affrontato la situazione in modo parziale ed esclusivamente emergenziale.
Sembra che una parte di noi italiani viva l’immigrazione come un’invasione del proprio spazio vitale’ con un conseguente senso d’insicurezza e un atteggiamento di difesa e chiusura. E’ come se la nostra identità fosse continuamente messa in discussione dalla presenza di cittadini di altri paesi. Il problema dell’identità culturale, infatti, si pone proprio quando due o più gruppi entrano in contatto e mettono a confronto i propri valori.
Attenzione però! Questo non è un problema che viviamo solo noi che ‘ospitiamo’, ma lo è anche per chi arriva in Italia provenendo da paesi in cui spesso le culture e i ruoli tradizionali sono ancora forti. Al di là delle variabili presenti in ogni singola storia di migrazione, infatti, ciò che le accomuna è il vissuto del viaggio, della separazione e soprattutto dell’adattamento a una nuova realtà: uno sforzo non indifferente sia in termini pratici che emotivi. Le trasformazioni del comportamento richieste dal nuovo contesto culturale dunque, riguardano tutti, italiani e stranieri, e sono dolorose fino a quando non si riesce a vederne gli aspetti positivi.
Cosa succede quando incontriamo l’altro diverso da noi?Avvertiamo la diversità e ciò produce uno stato d’animo ambivalente, cioè una tensione tra affascinamento e rifiuto; punti di vista diversi s’incontrano e si scontrano diventando talvolta incompatibili. Questa incompatibilità, se non è capita e affrontata, finirà per generare disagio che è il chiaro segnale che stiamo vivendo un conflitto ed è anche il punto da cui partire per trasformarlo in un’occasione di crescita e di arricchimento. Il problema dunque non è rimuovere il senso di irritazione o di sconcerto che viviamo, ma cogliere queste sensazioni come possibilità di conoscerci meglio per creare forme di convivenza nuove e pacifiche.
A questo punto la comunicazione assume un’importanza centrale poiché tutta la gestione e la prevenzione dei conflitti (culturali e non) passa attraverso la comunicazione. Una comunicazione da persona a persona, intesa come espressione di me stesso e ascolto dell’altro-diverso-da-me. Io sono diversa da te. Questo potrei davvero dirlo a qualunque persona: a mio figlio, aimiei genitori, aimiei amici, al turista americano, alla signora indiana del ristorante, al semplice passante.
E’ sorprendente come la natura sia capace di creare ogni essere umano così unico e irripetibile. Nella complessità di questo sistema d’individui qualcosa ci unisce senza distinzione: tutti proviamo emozioni e abbiamo bisogni fondamentali che condividiamo al di là del tempo e dello spazio dove siamo nati e cresciuti. Ciò rivela che ci unisce il sentiero della vita e dell’essere tutti ‘incredibilmente’ umani.

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