La freccia rotta della Sicilia Cinque ore per duecento km
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fonte:
- il Riformista
Anche il profondo Sud fa sentire la sua voce con una iniziativa bipartisan. E per manifestare ha scelto il treno, in particolare la tratta Catania-Palermo, una delle più lente d’Italia, roba da record in negativo. Si impiegano più di 5 ore per poter giungere da una città all’altra, e si parla di due città fra le più importanti e popolose d’Italia. Insomma, nell’era di internet, della comunicazione globale, dei treni dell’alta velocità, in Sicilia vi sono dei tempi che rimandano all’Ottocento. Così da Catania, una delle realtà più industrializzate del Sud, è stata lanciata dal presidente della Provincia, Giuseppe Castiglione, l’iniziativa "Freccia rotta", che ovviamente gioca con ironia linguistica con la più famosa "Freccia rossa", che consente ai viaggiatori di spostarsi da Milano a Bologna in 65 minuti. L’idea di Castiglione non solo è piaciuta ad esponenti politici del centro-destra e del centro-sinistra, ma ha visto l’adesione di Confindustria Sicilia, di esponenti del mondo sindacale. Castiglione ha sottolineato che «si è trattato di una iniziativa di sensibilizzazione e non di protesta: vogliamo aprire una nuova stagione per migliorare i servizi pubblici nell’interesse dell’utenza e adeguare la rete infrastrutturale alle esigenze della mobilità in Sicilia». È evidente che al di là della diplomazia di Castiglione (Pdl), vi è nella iniziativa "Freccia rotta" la volontà di mettere al centro dell’attenzione i problemi della Sicilia, un pezzo di questione meridionale che sembra scomparso dal dibattito nazionale. In più nell’isola, roccaforte per eccellenza del centro-destra, aumenta sempre di più la delusione verso il governo Berlusconi. Vi erano grandi attese nei cittadini, ed invece le opere infrastrutturali non partono, non si vedono progetti di politica economica che possano aiutare a colmare il divario economico-sociale con il Nord. Non è un caso, che l’iniziativa di Castiglione abbia riscosso consensi bipartisan. È sceso in campo anche un leader del centrosinistra del calibro di Enzo Bianco. Il senatore ed ex sindaco di Catania, uno dei politici più popolari dell’isola, sottolineando l’inadeguatezza della rete ferroviaria, ha affermato: «È una vergogna contro cui bisogna battersi, al di fuori di ogni schieramento politico. Negli anni sia il centrodestra sia il centrosinistra hanno dimenticato il Mezzogiorno. Di fronte a situazioni come questa, dobbiamo battere i pugni sul tavolo tutti insieme, anche con iniziative clamorose come questa, per reclamare il diritto di essere una regione moderna che può guardare con fiducia al suo sviluppo. Ecco perché oggi ho voluto esserci». La manifestazione non è partita dagli autonomisti di Raffaele Lombardo, ma da un esponente di un partito nazionale, ed ha visto la presenza di esponenti siciliani di primo piano del Pdl e del Pd, che hanno compreso che le battaglie politiche devono partire dal territorio, dalle istituzioni locali, coinvolgere il mondo sindacale e produttivo, per essere efficaci e condivise. Curiosa e paradossale la provocazione del segretario regionale del Codacons Francesco Tanasi sulla lentezza dei treni nell’isola: «Una squadra di cento ciclisti volontari del Codacons è pronta portare i cittadini siciliani a destinazione in tempi certamente più rapidi di quelli biblici dei viaggi in treno».
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