“Adesso aspettiamo la sentenza del Tar contro la Lombardia”
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fonte:
- Messaggero Veneto
PALUZZA. Ha appreso la notizia all’estero, in Germania, dove si trova per motivi di lavoro, la notizia della rinuncia definitiva della clinica di Udine di ospitare la nipote Eluana Englaro. Armando, fratello di Beppino, il padre della sfortunata giovane in coma da quasi 17 anni, non è riuscito a contattare il fratello «Ho provato alcune volte dopo aver appreso la notizia, da una conoscente questo pomeriggio (ieri per chi legge) a chiamare Beppino. Ma o ha il telefono spento oppure si trova in una zona dove non arriva il segnale dei cellulari». Zio Armando, pur all’estero, rimane però aggiornato sulle vicende che riguardano la nipote. «Ho sentito quanto detto dal presidente Renzo Tondo che si è recato ultimamente a Lecco a visitare de visu Eluana». Una scelta che molti di quelli che parlano "a sproposito" ancora non hanno fatto. «C’è chi asserisce che Eluana può deglutire. Addirittura ho appreso – prosegue lo zio Armando – che qualcuno l’avrebbe vista mangiare con il cucchiaio». «Tutte menzogne. Queste persone non l’hanno neppure mai vista mia nipote nella clinica di Lecco». Non dà peso al ricorso del Codacons della nostra regione inoltrata al tribunale di Lecco per la revoca della tutela di Eluana al padre Beppino. «Mi pare che la sentenza della Cassazione abbia un valore, un peso ben diverso, superiore che i vari ricorsi al Tar». Una sentenza che si dovrebbe rispettare, secondo Armando, senza interferenze più o meno a sproposito e a volte senza cognizione di causa avanzate anche da persone che non hanno voce in capitolo. «Mio fratello però non molla – aggiunge Armando -. Beppino è risoluto ad andare avanti nella sua, e di Eluana, battaglia». Gli Englaro attendono ora la sentenza del Tar della Lombardia fissata per il 22 gennaio che dovrebbe obbligare la regione Lombardia a dare esecuzione alle decisioni della Cassazione. «Per ciò che riguarda la vicenda della clinica udinese invece – prosegue lo zio Armando – non mi ero fatto illusioni». «Mio fratello covava ancora qualche speranza: ma quando il presidente della casa di cura aveva di fatto fatto marcia indietro, asserendo che alcune persone del consiglio di amministrazione avevano sollevato dei dubbi, io sapevo già come sarebbe andata. Come poi è andata, con il ritiro dell’ospedale udinese». Non vuole parlare di soluzioni territoriali alternative. «Piu’ si parla piu’ si complicano le cose – prosegue Armando – Prima risolviamo i vari problemi che ancora bloccano l’esecuzione della sentenza della Cassazione, poi riparleremo, se necessario dell’Emilia Romagna». Un’ultima stoccata di Armando: «Una cosa è comunque certa: mio fratello Beppino non si fermerà. Farà dare corso alle decisioni di Eluana sul vivere in stato vegetativo». Una decisione cui Beppino aveva preso sin da poco tempo dopo l’incidente stradale che ha fatto registrare l’encefalogramma piatto alla figlia. «Probabilmente mia nipote è capitata dal medico sbagliato, che ha insistito in un accanimento terapeutico che dura oramai quasi da 17 anni». Riguardo a dove ad Eluana potranno essere sospese le terapie, zio Armando dice: «In Friuli non esiste solo la clinica di Udine. Non è detto che si possa trovare proprio nella nostra regione un’altra realtà ospedaliera che non abbia paura di dar corso alla sentenza della Cassazione».
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