Energia siciliana troppo cara
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fonte:
- La Sicilia.it
L’Isola ha una rete di distribuzione obsoleta e costi eccessivi per la produzione
Palermo. La Sicilia paga lo scotto di 50 anni di mancati investimenti nella rete di distribuzione dell’energia. Di fatto è proprio questo il punto nodale della questione tariffaria aperta dalla norma della Lega per dividere l’Italia in tre macroaeree con il risultato che nella nostra regione 1000 chilowattora costerebbero più di cento euro contro una media nazionale di circa 80.
Il motivo per cui sull’Isola esiste una situazione paradossale – entro i confini della Sicilia si produce una grande quantità di energia elettrica tanto da esportarla sul Continente, ma a costi maggiori – è legato in primo luogo alla inadeguatezza strutturale del sistema di trasporto. Da anni si sostiene che le centrali realizzate nel territorio non sono competitive ma come spiega l’ingegnere Gandolfo Gallina, responsabile dell’Ufficio speciale per l’energia dell’assessorato regionale all’Industria, il problema è più complesso. «Il prezzo, in un mercato libero come quello italiano lo fanno i produttori. Per avere energia concorrenziale è necessario acquisirla da dove costa meno. In questo momento la Sicilia, con la rete di cui è dotata, non può farlo. Proprio per questo fin dall’apertura dell’ufficio dal 2003 ci siamo mossi per superare questi problemi. Nel 2004 abbiamo siglato anche un protocollo d’intesa con Terna su come e dove fare le reti».
Per abbattere i costi della bolletta sarà necessario in primo luogo rendere concreti i progetti per 700 milioni di euro firmati proprio da Terna. Stiamo parlando del raddoppio del cavo sottomarino di collegamento con il Continente (elettrodotto a 380 kV Sorgente-Rizziconi) che, favorendo lo scambio di energia con la Calabria, garantirebbe una maggiore disponibilità di potenza (+1.000 Megawatt) in caso di perdita di produzione nell’Isola. Una soluzione, questa, che metterebbe al riparo l’Isola dal costante rischio di black-out. In questo momento, però, il Ministero dell’Ambiente non ha ancora fornito il parere richiesto per la valutazione di impatto ambientale. Superato questo scoglio si passerà alla convocazione della conferenza dei servizi da parte del Ministero dello Sviluppo economico. Centrale, ovviamente, è anche la «chiusura dell’anello» a 380 kV. Fino ad ora è stata realizzata la nuova linea elettrica Messina-Chiaramonte Gulfi in provincia di Ragusa. Il percorso dovrebbe continuare fino a Ciminna, in provincia di Palermo, per poi tornare a Messina. Con quest’opera si raggiungerebbe il duplice obiettivo di aumentare la capacità di trasporto verso la Sicilia occidentale e svincolare questa parte dell’Isola consentendo di sfruttare l’energia messa a disposizione anche dai poli produttivi delle altre province. Infine l’elettrodotto Paternò-Priolo nella Sicilia orientale, che consentirebbe l’immissione in rete dell’energia prodotta dalle nuove centrali in costruzione nell’area garantendo la sicurezza di alimentazione per l’area di Catania. Rimangono da superare, però, ancora molte resistenze da parte di molti enti locali sul cui territorio passeranno le reti.
Ovviamente l’altro tallone d’Achille del sistema è rappresentato dall’altissima percentuale di energia prodotta dalle centrali termoelettriche che usano, per funzionare, derivati del petrolio. Secondo i dati dell’assessorato regionale all’Industria il 92,64 per cento dell’energia è di questo tipo. Il risultato è quello di esporre il costo della produzione alla continua variazione del prezzo dei barile di «oro nero». Si pensi all’impennata del greggio registrata l’anno scorso. La percentuale di energia da fonti rinnovabili, invece, è del 7,35 per cento (4 per cento rappresentato dall’eolico e 3,32 dall’idroelettrico).
Intanto l’assessore regionale all’Industria, Pippo Gianni, nonostante il voto favorevole della Camera all’ordine del giorno del Movimento per l’Autonomia che impegna il governo a garantire che la eventuale suddivisione della rete di trasmissione nazionale dell’energia elettrica in tre macro-zone non comporti una differenziazione delle tariffe energetiche tra Nord, Centro e Sud, ha predisposto le missioni degli ispettori del corpo regionale delle miniere. Già oggi gli ispettori saranno presso i due centri di raccolta di olio greggio presenti in Sicilia, a Gela e Ragusa. Lunedì partiranno le ispezioni presso i centri di stoccaggio di gas di Gagliano Monferrato e Bronte.
Infine in campo è sceso anche il segretario nazionale della Codacons, Francesco Tanasi, che ha lanciato un appello ai deputati eletti in Sicilia: «È vostro obbligo morale e civile votare no al decreto che ridefinisce i costi dell’eletticità in Italia secondo tre macroaree, a tutto discapito della Sicilia».
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