24 Ottobre 2008

La proposta di don Di Noto: una quota consistente delle maxivincite in un fondo di solidarietà per indigenti

Dopo l’astronomica cifra vinta ieri a Catania, torna d’attualità una discussione già affrontata in Parlamento e fuori. Fissare un tetto al jackpot e assegnare metà del premio alle famiglie più povere sono alcune delle proposte avanzate per cercare di salvare dalla rovina i giocatori che si lasciano prendere la mano. E mentre il jackpot di ieri balza nella top ten delle più alte al mondo, la raccolta Superenalotto dell’ultimo concorso ha portato nelle casse dello Stato oltre 67 milioni di euro per un totale che, nel solo mese di ottobre, raggiunge la cifra record di 414 milioni di euro (giocati nei primi nove concorsi). Nel giro di una settimana, quando il montepremi era pari a 88 milioni di euro, l’incremento percentuale delle giocate è stato del 27%, e dall’inizio del mese, secondo l’agenzia specializzata Agipronews, gli italiani hanno «investito» mediamente ben 46 milioni di euro a concorso. Mentre l’Agicos rivela che il Superenalotto è il concorso italiano con il rendimento, in termini percentuali, erariale più alto in assoluto: porta nelle casse dell’Erario circa il 50% della raccolta. Dal 2004 fino ad oggi il concorso ha fatto incassare allo Stato circa 5 miliardi di euro. Ma questa corsa alla vincita milionaria aveva suscitato nei giorni scorsi polemiche. «La vincita di 100 milioni di euro sta creando un pericoloso fenomeno di dipendenza», aveva affermato il parlamentare del Pd, Giovanni Burtone, presentando un’interrogazione urgente al governo. Non solo, Burtone rivolgendosi ai vertici della Rai, aveva proposto che le estrazioni avvenissero in diretta, perché «con una cifra del genere in palio, è giusto che si dia la possibilità di seguirle con i propri occhi». Donare metà montepremi agli italiani poveri invece, è l’idea provocatoria lanciata da don Fortunato Di Noto. E non è la sola. Il sacerdote presidente di Meter, l’Associazione che lotta contro la pedofilia e a difesa della famiglia, invita gli italiani a scrivere una lettera al presidente della Repubblica per richiamare la sua attenzione sul fenomeno. «In Italia – spiega don Di Noto – ci sono 20 milioni di nuclei familiari. Se dessimo loro 50 milioni del montepremi avremmo dato un aiuto concreto. Che una persona sola possa vincere 100 milioni di euro al Superenalotto è uno sfregio, una vergogna nel momento in cui ci sono 15 milioni di italiani a rischio povertà. Diamo una quota consistente della vincita a un fondo per le famiglie indebitate, per chi non riesce a pagare il mutuo».  Infine, per quanti hanno speso stipendio o pensione rincorrendo la fortuna, il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, annuncia che l’ufficio legale dell’associazione sta «studiando la possibilità di intentare una class action in favore dei giocatori rovinati dal Superenalotto».
 

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