17 Ottobre 2008

Petrolio sotto i 70 dollari I consumatori: giù la benzina

Greggio Le quotazioni del barile mai così in basso da agosto 2007 Petrolio sotto i 70 dollari I consumatori: giù la benzina  L’Opec anticipa al 24 il vertice straordinario Il cartello dei produttori, dopo aver ribassato le stime della domanda, pronto a tagliare un milione di barili

MILANO  Il termometro della recessione è fin troppo chiaro: il tracollo dei prezzi del petrolio conferma la crisi delle economie mondiali, la rapida frenata delle attività industriali e il conseguente calo del fabbisogno di energia. Tanto che le quotazioni dell’oro nero precipitano ormai in caduta libera: ieri sono addirittura scivolate sotto i 70 dollari al barile, per la prima volta dall’agosto 2007, dopo aver ricevuto la spallata dai dati delle scorte americane, aumentate di oltre 5 milioni di barili, più del doppio delle previsioni fatte dagli analisti. Il greggio ha così toccato nel corso delle contrattazioni al mercato di New York un minimo di seduta a quota 69,15 dollari: un valore che fa impallidire il massimo di oltre 147 dollari raggiunto all’inizio di luglio. Così, con buona pace delle tante Cassandre (anche le banche d’affari, in gran parte uscite disintegrate dal crac finanziario di Wall Street) che non più tardi di quattro mesi fa indicavano il barile di greggio proiettato verso i 200 dollari entro fine anno sull’onda delle forti correnti speculative, adesso c’è chi è costretto a correre in tutta fretta ai ripari: Bernstein Research ha rivisto in netto calo, a 70 dollari al barile, le previsioni sui prezzi petroliferi per il 2009, rispetto ai 90 dollari indicati nelle precedenti stime. La società di ricerca si attende da un lato una flessione globale della domanda per l’ultimo scorcio del 2008 e per il prossimo anno e, dall’altro, un aumento della capacità di produzione. Bernstein Research ha corretto al ribasso anche le stime per il 2010, abbassandole a 80 dai 95 dollari precedenti, e non esclude nemmeno che il greggio possa oscillare tra i 50 dollari (che corrisponde al costo di produzione) e i 125 dollari (che rappresenta il livello in cui i consumi iniziano a risentirne negativamente). Anche i produttori Opec stanno correndo ai ripari. La rapida discesa delle quotazioni ha spinto i membri del cartello a convocare un vertice straordinario per la prossima settimana, che di fatto anticipa di quasi due mesi il vertice originariamente in programma a dicembre. Sempre ieri il presidente dell’organizzazione, Chakib Khelil, ha detto che il prezzo «ideale» per il petrolio è tra i 70 e i 90 dollari al barile, senza però dare indicazioni sull’entità del taglio della produzione che l’Opec potrebbe decidere. Ma, tra le indiscrezioni che vengono fatte filtrare, già circola l’ipotesi di un taglio di 1 milione di barili (a settembre la produzione giornaliera Opec si era attestata a 32 milioni di barili). Il calo delle quotazioni del greggio continua, intanto, a raffreddare i prezzi dei carburanti, con la benzina che in Italia è tornata, per la prima volta dopo un anno, sotto la quota di 1,34 euro al litro, e il gasolio sotto gli 1,3 euro. Ma i consumatori insistono nel denunciare la doppia velocità dei prezzi dei carburanti quando scende quello del petrolio: «Rispetto al tonfo delle quotazioni del greggio, i prezzi della benzina alla pompa continuano a essere troppo alti», accusano in coro.  E il Codacons lancia la denuncia alle compagnie petrolifere: «I carburanti adesso dovrebbero costare almeno 7-8 centesimi di euro al litro in meno. Questo significa che oggi un automobilista paga ingiustamente per un pieno tra i 3,5 e i 4 euro in più, cioè tra gli 84 e i 96 euro in più su base annua».

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