6 Agosto 2008

Petrolio in picchiata ma la benzina non ribassa

Petrolio in picchiata ma la benzina non ribassa
Il crollo del greggio mette le ali alle Borse, il Mibtel guadagna il 3,3%

Il prezzo del barile scende in picchiata, quello dei carburanti col contagocce. E le associazioni dei consumatori non ci stanno. Adusbef e Federconsumatori denunciano la lentezza dei ribassi, nel periodo di punta dell`esodo estivo, e chiedono un taglio dei listini fino a 1,40 euro al litro. Il Codacons attacca le compagnie petrolifere e chiede l`intervento di governo e Antitrust, sospettando cartelli e speculazioni. Scendono in campo anche i gestori: nel mirino la Tamoil, accusata dalla categoria di scaricare su chi gestisce i distributori il peso della Robin Tax, con il rischio di altri aumenti per gli utenti. Dopo il massimo storico di 147,27 dollari dell`11 luglio, il petrolio ha invertito rotta e l`altro ieri è sceso sotto i 120 dollari. Un livello su cui si è mantenuto anche ieri, chiudendo a New York a 119. Per contro i prezzi consigliati dei carburanti, ossia quelli che le compagnie indicano ai gestori, oscillano tra 1,481 e 1,489 euro al litro. Il 15 luglio erano saliti, sulla scia del caro-greggio, fino a 1,56 euro, il livello più alto. Rispetto a questo picco, il calo a tutt`oggi si aggira sui 7 centesimi al litro. Troppo poco, dicono i consumatori. I primi di maggio, quando il petrolio era sui livelli attuali, la benzina viaggiava su quota 1,47 euro/litro, il gasolio su 1,45. “Rispetto ai massimi, il petrolio ha perso quasi 30 dollari, cioè il 20% – sottolinea il Codacons – mentre la benzina è scesa meno del 5%“. L`associazione è convinta che i petrolieri stiano “come ogni anno, speculando sulle vacanze degli italiani. Il prezzo dei carburanti dovrebbe calare immediatamente del 15%. Il fatto che ciò non sia avvenuto accentua i sospetti di cartello e di speculazione a danno degli utenti“. Per questo l`associazione chiede “al governo di convocare le compagnie petrolifere, come fece il governo Prodi“, e “all`Antitrust di intervenire con urgenza“. Per Adusbef e Federconsumatori il passo da fare è accelerare le liberalizzazioni “arrivando ad almeno 2.000 pompe bianche“, cioè indipendenti, che garantirebbero un risparmio diretto di circa 7-8 centesimi. Intanto è battaglia tra i gestori e Tamoil. Faib, Fegica e Figisc hanno annunciato che dal 15 settembre, nei distributori della compagnia libica, i gestori potranno fissare liberamente il prezzo dei carburanti, perché la disdetta degli accordi con la società ha fatto cadere la clausola di un tetto massimo. Questo “di fatto, consente a Tamoil di trasferire sui gestori ben più dell`onere previsto dalla Robin Tax“. E il rischio è che l`onere ricada sul consumatore. Per l`Unione Petrolifera “negli ultimi 15 giorni il prezzo dei carburanti è sceso di 7-8 centesimi rispecchiando il parallelo andamento del mercato dei prodotti internazionali“. Il nuovo rallentamento del petrolio e i forti rialzi delle banche hanno dato slancio alle Borse. Milano, maglia rosa in Europa, ha fatto registrare un incremento del 3,33%. “La corsa di questa seduta – dicono però gli operatori di Piazza Affari – conferma che la recessione economica c`entra assai poco con l`andamento dei mercati. La crisi, di dimensioni epocali, è tutta finanziaria e se si fossero stretti maggiori controlli sulla speculazione, a partire dal petrolio, non ci troveremmo in questa situazione“. La decisione della Federal Reserve di tenere invariato il costo del denaro al 2% ha consolidato il forte rialzo della Borsa statunitense. Il Dow Jones è salito del 2,94%, il Nasdaq del 2,81.

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