Associazioni dei conumatori, “intervenire sui prezzi“
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fonte:
- La Nuova Sardegna
Il prezzo del gasolio alla pompa ha superato quello della pasta al dettaglio rileva la Coldiretti. Benzina e gasolio infatti hanno sfondato il muro degli 1,54 euro. Un chilo di pasta costa mediamente 1,5 euro. Con gli aumenti di ieri ii prezzi di riferimento consigliati da Q8 ai propri gestori, verde e diesel si sono portati a 1,544 segnando un nuovo record nella corsa dei carburanti, trainata dal caro-petrolio. La stangata energetica significa su un maggiore esborso di 1.255 euro annui, a famiglia, cifra in grado di incidere, da sola, per un aumento inflativo del 4,3 osservano Federconsumatori ed Adusbef. Secondo il Codacons, “con i listini di benzina e gasolio a questi livelli sono inevitabili effetti diretti e pesanti sui prezzi dei prodotti trasportati, specie nel settore alimentare. Un maggiore esborso per la spesa alimentare pari a 150 euro a famiglia“. Eppure per Palo Scaroni, amministratore delegato dell`Eni, gli attuali prezzi del petrolio “non sono realistici, non c`è carenza“ di prodotto sul mercato. Scaroni aveva previsto una rapida discese del prezzo del barile a 60 dollari. Ora riconosce di essere stato ottimista. “Non faccio più previsioni, mi sono sbagliato tante di quelle volte che non vorrei farlo ancora“. Scaroni nega una qualche utilità della Robin tax, una tassa cioè sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere. E, dati alla mano, spiega che “colpirebbe un pezzetto piccolissimo delle entrate petrolifere“. Di circa 1,5 euro pagati per un litro di benzina al distributore – ha detto – circa 1 euro vanno in tasse, mentre del restante “0,5 euro, il 90% va ai paesi produttori“. “Alla fine una tassa che colpisca, colpirebbe una piccolissima parte delle entrate petrolifere: non siamo in America dove le compagnie sono anche proprietarie del petrolio e delle riserve per cui ogni dollaro di aumento finisce nelle tasche. In quel caso meccanismi di royalties possono avere effetti, non nel nostro“, ha aggiunto spiegando paradossalmente che “se si vuole fare Robin Hood sarebbe allora giusto andare a tassare i paesi produttori“. L`ad del “cane a sei zampe“ punta il il dito sugli Usa per quanto riguarda le dinamiche dei prezzi: “Loro sono consumatori sfrenati – 26 barili l`anno a testa contro i nostri 12 barili pro capite, ha detto – e se riducessero la domanda, contribuirebbero ad un eccesso dell`offerta in grado di ridimensionare i prezzi. Gli Usa consumano – ha concluso – il 25% del petrolio mondiale“. In ogni caso ieri le quotazioni del greggio sono scivolate a 133,60 dollari al barile, cedendo quasi due dollari, dopo che l`agenzia internazionale per l`energia (Aie) ha nuovamente tagliato le sue stime sulla domanda globale di petrolio. L`Aie ha ribassato per la quinta volta di seguito la sua previsione di aumento della domanda mondiale di petrolio nel 2008.
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