Il 57% dei lavoratori aspetta il rinnovo del contratto
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fonte:
- Il Cittadino
Emergenza sui salari: gli stipendi crescono meno dell`inflazione
I salari non corrono quanto i prezzi. Ed è uno stacco di mezzo punto percentuale a lasciare dietro le retribuzioni orarie, per le quali l`incremento del 2,8% su base tendenziale registrato ad aprile non è bastato ad eguagliare la performance messa a segno dall`inflazione, che lo scorso mese ha raggiunto il +3,3% sempre su base annua. I dati dell`Istat non confortano sindacati e consumatori, per i quali, anzi, non fanno che confermare una vera e propria emergenza salariale in atto. Interventi in difesa di redditi e potere d`acquisto, sostengono, non sono più rinviabili.Ad influire sull`andamento delle retribuzioni sono certamente anche le tensioni contrattuali. La quota di dipendenti in attesa di rinnovo è nettamente più alta degli occupati con un Ccnl in vigore: si tratta del 57,8% (un dato in aumento rispetto sia al 54,1% di marzo 2008 sia al 55,5% di aprile 2007), contro il 42,2%. In altri termini, sempre secondo i dati Istat, risultano 7,1 milioni i dipendenti, alla fine di aprile, che aspettano il rinnovo del contratto (per il 58% del monte retributivo totale). Per loro, l`attesa in media sfiora gli 8 mesi. Così, ai 35 accordi in vigore che regolano il trattamento economico e normativo di circa 5,2 milioni di dipendenti fanno da contraltare ben 41 accordi scaduti. Proprio al rinnovo del contratto è da imputare la quasi totalità delle ore di sciopero che in due mesi hanno registrato un vero e proprio boom: 702mila tra gennaio e febbraio, ossia quattro volte il corrispondente valore del 2007 (170mila). La situazione peggiore riguarda il settore dell`edilizia e della Pubblica amministrazione, dove la copertura è nulla, poiché tutti i contratti osservati sono in attesa di rinnovo. Al contrario la copertura è totale nel settore del credito e assicurazioni, è elevata nell`agricoltura (94,9%) e nell`industria in senso stretto (74,6%).Al settore delle assicurazioni va, anche di conseguenza, il primato per l`incremento tendenziale più alto registrato ad aprile: +7,7%, a fronte di una variazione media su base annua di +2,8%. Seguono ministeri (+6,2%), pubblici esercizi e alberghi (+5,7%), militari-difesa (+5,5%); mentre gli aumenti minori si osservano nelle branche commercio (+0,4%) e servizi alle imprese (+0,5%).Sta di fatto, che “anche l`Istat segnala che la questione salariale è la vera priorità: altro che buttar via risorse per l`acqua fresca come cancellazione dell`Ici e detassazione degli straordinari“, afferma la segretaria confederale Cgil, Marigia Maulucci. Sulla stessa linea la Cisl. Occorre la ripresa “di una seria politica dei redditi per far sì che in Italia rientri l`emergenza salari: è questa la scommessa del sindacato per i prossimi mesi“, sostiene il segretario confederale Gianni Baratta. Anche il segretario confederale dell`Ugl, Cristina Ricci, parla di emergenza salariale e sottolinea come “non può che lasciare quantomeno perplessi l`incremento di oltre il 6% nel comparto dei ministeri“. Non si dissociano i consumatori. Questi dati “sono la dimostrazione della mancata difesa del potere d`acquisto degli stipendi e delle pensioni“, afferma il Codacons, sottolineando che lo scarto dallo 0,5% sale al 2,3% se si considera che “l`inflazione vera, ossia quella dei beni ad alta frequenza di acquisto“, in altre parole sulla spesa di tutti i giorni, sempre per l`Istat, è salita al 5,1% ad aprile, rispetto allo stesso mese del 2007. Per questo, l`associazione chiede al Governo di garantire a tutti una pensione minima di 800 euro al mese, altrimenti – dice – “è impossibile vivere“.
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