Spiò i redditi di Prodi Condannato a tre mesi
Spiò i redditi di Prodi Condannato a tre mesi
Il funzionario, accusato di accesso abusivo ai sistemi informatici, lo fece per curiosità senza alcun altro fine
Un veronese tra gli indagati “curiosi“ di vedere il reddito dell`ex premier che ieri per quell`occhiatina, davanti al gup Rita Caccamo, ha preso 3 mesi (il pm Paolo Sachar ne aveva chiesti due). Forse uno dei pochi a subire una pronuncia sfavorevole poichè nella maggior parte degli altri casi (e sono 127 in tutta Italia) i fascicoli sono stati mandati in archivio e gli indagati prosciolti. Una sentenza contro la quale il funzionario presenterà appello, perchè in realtà si limitò a guardare, non fece alcuna stampata, non utilizzò mai quei dati, non copiò alcun file: diede solo un`occhiata, comportamento che il gup ha ritenuto di punire. E la contestazione per lui fu l`accesso abusivo ai sistemi informatici. Un`indagine aperta dal pm Franceso Prete di Milano e poi spalmata sulle varie procure delle città d`Italia a cui appartenevamo gli “spioni“. A denunciare gli “accessi“ alla banca dati del Fisco e in particolare le sbirciatine alla dichiarazione dei redditi di Romano Prodi e della moglie Flavia Franzoni fu proprio Vincenzo Visco. L`ex viceministro dell`Economia che a fine aprile di quest`anno autorizzò l`immissione in rete della dichiarazione dei redditi di tutti gli italiani ritendolo “un fatto di trasparenza, di democrazia“. Accadde il finimondo, tutti in grado di controllare il reddito del vicino di casa o del capufficio. Ma Visco, attaccato dal Codacons e finito nel mirino del garante della Privacy, replicò: “non vedo problemi: c`è in tutto il mondo, basta vedere qualsiasi telefilm americano“ aggiungendo che “era già tutto pronto per gennaio, ma per evitare le polemiche in campagna elettorale ho chiesto di pubblicarle più tardi“. Questo tre settimane fa, ma nel 2006 non la pensava evidentemente così perchè fu lui stesso a denunciare i 128 “accessi“ al 730 dell`allora presidente del Consiglio. In realtà la verifica sulle “sbirciatine“ a quella benedetta dichiarazione dei redditi rivelò che in tutto il Paese sono 70mila le persone dotate di password e in grado di accedere alle mastodontiche banche dati dell`erario. Personale della Guardia di Finanza, impiegati delle Agenzie delle Entrate, del Demanio e delle Dogane oltre a funzionari pubblici. Un esercito che lecitamente può accedere alle visura delle condizioni patrimoniali dei contribuenti. Ma ogni ingresso lascia traccia e furono individuate 128 persone. Chi lo fece per scommessa, chi per semplice curiosità, di certo non trarne vantaggio alcuno. E se è vero che, come afferma ora Visco, negli altri Paesi è normale l`esercito di “addetti ai lavori“ finì sul registro degli indagati. Accesso inutile, vero, ma non utilizzato per fini non leciti, non fu “spionaggio fiscale“. Però la sola circostanza di averlo fatto per il gup ha rappresentato un comportamento punibile.
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