Privacy, se le tessere dei supermercati “schedano“ i clienti
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fonte:
- Velino.it
Roma, 21 maggio (Velino) – è sempre più a rischio la privacy dei cittadini italiani. Oggi il problema è stato sollevato direttamente dal Garante per i dati personali Francesco Pizzetti, che dalle colonne di Repubblica punta il dito contro le cosiddette “carte fedeltà“ dei supermercati, ormai a quota 40 milioni secondo una ricerca Nielsen. E lo fa con una multa di 54mila euro alla catena Gs “per non aver informato correttamente la clientela dell`uso che avrebbe fatto dei dati forniti per l`adesione a un programma di fidelizzazione“. “Le banche dati create grazie alle tessere fedeltà – ha infatti spiegato Pizzetti – costituiscono un patrimonio prezioso ma pericolosissimo, perchè non sappiamo come le società private proteggano questi dati“. In questo senso, ha aggiunto il Garante per la privacy, “non sono solo le banche dati delle compagnie telefoniche a dover essere protette. In caso di attacco informatico quei dati che dicono tutto delle abitudini degli italiani potrebbero essere rubati“. Ecco perché “la raccolta di informazioni per le tessere fedeltà è legittima, a patto che il cliente sia informato chiaramente“. Uno dei nodi più critici delle tessere della grande distribuzione organizzata è che “il cliente per ottenere i premi – ha sottolineato Pizzetti – è costretto a fornire informazioni molto personali che possono essere utilizzate per altro“. Dove “l`altro“ è il geomarketing, una tecnica di analisi dei dati che consiste nell`usare i dati raccolti per le carte fedeltà dei supermercati con l`obiettivo finale di “schedare i clienti come futuri destinatari di nuove offerte commerciali su una zona specifica“, ha chiosato il Garante. Al timore sollevato da Pizzetti in merito alle carte fedeltà dei supermercati ha subito risposto il Codacons, che ha sottolineato come “a tutela della privacy dei cittadini servono sanzioni severe e indennizzi automatici in favore degli utenti“. Secondo il presidente dell`associazione dei consumatori Carlo Rienzi, infatti, “in caso di violazioni accertate a danno dei consumatori servono, nei confronti dei responsabili, maxi-multe commisurate all`entità dell`infrazione e al potere economico della catena commerciale“. In sostanza, ha chiarito Rienzi, “se dall`illecita schedatura dei clienti gli ipermercati ottengono un ingente vantaggio economico, non basta una sanzione di poche migliaia di euro, ma serve una maxi-multa. Altrimenti le aziende avranno tutto l`interesse a continuare a violare le norme, vista l`esiguità della punizione“. Inoltre, ha concluso il numero uno del Codacons, “devono essere studiati dei meccanismi di indennizzo diretto, per risarcire gli utenti schedati in violazione delle norme in materia di privacy“.
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