20 Maggio 2008

Catania, stangata in arrivo Sicilia Territorio & Impresa

Il commissario emanuele pronto ad aumentare ici e irpef comunale. L`imposta per la prima casa dovrebbe passare dal 5,5 al 6,5 per mille. Confindustria critica la decisione: “Non si può penalizzare oltremodo gli imprenditori catanesi“ L`aumento di Ici e Irpef comunale a Catania era nell`aria. Il mestiere di commissario, del resto, è proprio questo, rimettere in sesto conti disastrati. Ma, preparati o meno che fossero, la notizia ha stizzito molto i cittadini etnei, che proprio non riescono ad accettare la stangata. Vincenzo Emanuele ha infatti proposto ritocchi in alto per le due imposte: quella per la prima casa dovrebbe passare dal 5,5 al 6,5 per mille mentre l`Irpef comunale dallo 0,20 allo 0,60.Ma la manovra non riguarda solo Ici ed Irpef. Sono state infatti previste dal commissario Emanuele altre voci d`entrata, come la vendita diretta (ossia senza coinvolgere la Sviluppo e patrimonio) alla Provincia di Catania di alcuni edifici comunali dismessi, l`aumento del biglietto Amt (che arriverebbe ad un euro) e dei servizi a tariffa individuale (+50% per gli stalli al mercato ittico, +25% per lo spurgo e +15% per i servizi cimiteriali). La stangata, comunque, non ha riscosso, come prevedibile, grande successo.Per Fabio Scaccia, presidente di Confindustria Catania, le misure pensate dal commissario sono inaccettabili. “Le imprese etnee hanno fatto sacrifici non indifferenti“, dice Scaccia a MF Sicilia, “sostenendo oltremisura il Comune negli ultimi due anni. Ora vediamo che la nostra disponibilità sta per essere ripagata con un aumento dell`imposizione fiscale che certo non possiamo vedere di buon occhio“. “In ogni caso“, aggiunge il numero uno degli industriali etnei, “fra meno di un mese Confindustria si siederà al tavolo delle trattative con il nuovo sindaco, cercando di capire come continuare ad aiutare l`amministrazione ma, sia chiaro, attraverso sinergie che non penalizzino oltre gli imprenditori catanesi, sui quali non si può scaricare la drammatica situazione delle casse comunali“. Critico anche il presidente regionale del Codacons, Giovanni Petrone: “Il Comune di Catania è stato commissariato dopo essere stato per alcuni anni sull`orlo della bancarotta, ma mi pare che a questo punto l`esito per i consumatori sia identico al tanto temuto dissesto finanziario. Il problema“, continua Petrone, “non è solo l`aumento delle tasse e delle tariffe, ma il pessimo servizio offerto. A Catania siamo ormai al paradosso di pagare per niente. Con i sacrifici di tutti si mantiene un apparato medievale che nulla dà al cittadino“. Dal canto suo, Francesco Zaccà, imprenditore alla guida di uno storico impero commerciale catanese, evidenzia la discrasia fra l`azione del commissario e quella del governo centrale. “A Catania Emanuele aumenta l`Ici“, sottolinea Zaccà, “mentre a Roma Berlusconi sta per eliminarla. Anche alla luce di ciò, la scelta del commissario mi sembra semplicemente inutile, per non dire grottesca“. L`imprenditore etneo sottolinea anche come finora “le decisioni del Comune di Catania sembrino mancare di una valida progettualità tesa a valorizzare le grandi risorse rappresentate dal terziario e dall`innata vocazione turistica della città, rimasta purtroppo solo tale, che sono le principali vie d`uscita da una situazione di crisi ristagnante che non può certo trovare soluzione con un ulteriore appesantimento del fardello fiscale“.

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