Non solo aumenti nel passaggio da lira ad euro
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fonte:
- Il Piccolo
Dal 2001 a oggi i rincari maggiori per formaggi e pasta, diminuzioni per la carne di maiale
Nel 2001, alla soglia dell`entrata in vigore dell`euro, un pacco da mezzo chilo di spaghetti Barilla lo pagavamo in media 950 lire. Oggi sugli scaffali dei supermercati triestini è in vendita a 0,75 euro: circa 1.450 delle vecchie lire. Recuperando i listini prezzi in lire del 2001, qualche settimana prima che nei nostri portafogli comparisse l`euro, balzano all`occhio certi considerevoli aumenti. Ma allo stesso tempo viene messo in evidenza come molti prodotti non abbiano subito rincari sproporzionati nell`arco degli ultimi sette anni. Nel passaggio da lira ad euro sono stati in particolar modo i prezzi dei formaggi, del burro, del pesce, dei superalcolici, dei surgelati, dell`olio, della pasta e delle carne di bovino e di pollo a subire i maggiori rialzi; hanno invece mantenuto un andamento coerente quelli dell`acqua minerale, del caffè macinato, delle bevande gassate e dei detersivi per l`igiene della casa. Un caso a parte è la carne di maiale che dal passaggio lira-euro ha addirittura diminuito il suo prezzo: se allora un chilo di braciole di suino nazionale lo pagavamo intorno alle 11.990 lire oggi i supermercati della provincia di Trieste lo vendono in media a 4,50 euro. Il confronto che lascia esterrefatti è indubbiamente quello sul prezzo dei latticini. Un chilo di pecorino che sette anni fa pagavamo poco meno di 24 mila lire al chilo, oggi a Trieste si vende in media a 14,90 euro. Identico l`andamento del gorgonzola Gim: se nel 2001 costava intorno alle 23 mila lire, sabato scorso lo trovavamo in vendita sui banchi dei nostri supermercati a 14,90 euro al chilo. La giustificazione dei rivenditori è che il “caro latte“ e l`aumento dei costi di produzione sono la causa di un simile sproposito. E quello del sale fino che da 672 lire al chilo è passato a 0,59 euro come viene giustificato ai consumatori? Comunque, se nella maggior parte dei casi la comune convinzione che il potere d`acquisto dell`euro sia di gran lunga inferiore a quello delle vecchia lira viene confermata, in altri la percezione del consumatore viene notevolmente influenzata dall`opinione pubblica. “Non c`è alcun dubbio sul fatto che certe merci abbiano subito rincari spaventosi – ammette il gestore di un supermercato – ma in altri l`andamento del prezzo è stato corretto nel rispetto dei i valori medi di crescita annua dell`inflazione. Di fatto sono comunque passati sette anni mentre una costante pubblicazione di un confronto tra prezzo in lire e in euro andava fatto nel corso del 2002. Ora è troppo tardi“. A fare una simile verifica annualmente è stato il Codacons che oggi ha messo a confronto i costi di oltre cento articoli dal 2001 ad oggi. Ne emerge un quadro di rincari che tocca punte sino al 92,3 per cento, con incrementi annuali che oscillano tra il 5 e il 15 per cento . L`aumento più evidente si è concentrato nei primi mesi dall`ingresso dell`euro. Il paniere preso in esame dal Codacons non include solo generi alimentari e per l`igiene personale e della casa, ma anche i costi delle lavanderie, di certi servizi e di alcuni articoli di uso comune. Esempio: un pasto in pizzeria in media lo pagavamo 12 mila lire; la retta mensile dell`asilo nido superava di poco le 200 mila lire; il canone tv Rai costava 176 mila lire e una camera d`albergo a tre stelle in media 110 mila lire a notte mentre la benzina verde in Italia oscillava tre le 1.941 e le 1.916 lire al litro.
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