13 Maggio 2008

Si tratta dei cosiddetti conti correnti dormienti

Sembrerà strano, soprattutto di questi tempi in cui – vuoi per l`aumento dei prezzi, il blocco dei salari o l`aumento di spesa per capricci e gadget non proprio necessari – i soldi in famiglia sembrano non essere mai abbastanza, eppure c`è chi i denari li lascia in banca e se ne dimentica. Si tratta dei cosiddetti conti correnti dormienti, cioè non movimentati da più di 10 anni, che la legge finanziaria 2006 vuole far incamerare allo Stato e utilizzare per alimentare il fondo per le vittime delle frodi finanziarie. E la storia che raccontiamo ha per protagonista proprio uno di questi depositi anche se – a dirla tutta – di dormiente, in questo caso, non c`è solo il conto. Ma pure – dipende a quale campana si dà ascolto – la banca o gli eredi. Succede che il 9 febbraio 1995 a Rovereto muore la signora Maria Prevedello, titolare di un conto alla Cassa rurale Alta Vallagarina. Sul conto sono depositati i suoi risparmi. Non certo una fortuna, ma pur sempre 6 mila e rotti euro. Il problema è che fino ad oggi, maggio 2008, nessuno dei suoi eredi questo soldi li ha visti. Anzi, il nipote Fiorenzo Ceccato, sindaco di Besenello dal 1990 al 1995, dice di “essersi recato più volte negli anni passati“ in banca per avere informazioni. Fino ad oggi, però, dei soldi nemmeno l`ombra. Nel senso che rimangono sul conto e non c`è verso per gli eredi di riceverli. Con il rischio di perderli per sempre se la situazione non si risolverà definitivamente entro il 26 agosto. Quella infatti è la data posta dal precedente governo Berlusconi come scadenza per la movimentazione dei conti fermi da anni. Altrimenti, come detto sopra, gli importi finiranno nel fondo di solidarietà. “Recentemente, ed a più riprese – continua Ceccato in una lettera scritta a febbraio alla Cassa rurale – ho chiesto spiegazioni al nuovo funzionario“. Risposte, però, vaghe. Almeno, così sembra a Ceccato: “Anche prima di Natale avevo ricevuto la promessa che la situazione sarebbe stata chiarita al più presto. Dopo due mesi sono ancora in attesa di notizie“. E poi ancora: “Anche le informazioni richieste (anche da altri eredi) sono state frammentarie e contraddittorie – afferma – A tutt`oggi non ho ancora capito cosa si deve fare e chi lo deve fare“. La Cassa risponde un mese dopo e spiega di aver ricevuto “istruzioni incomplete e contraddittorie“. Per questo non si è preceduto all`estinzione e alla liquidazione del conto. La lettera, però, fa letteralmente imbufalire Ceccato. Da un lato sottolinea il ritardo nella risposta della banca e dall`altro denuncia che la sua richiesta è stata, in buona parte, disattesa. “Non mi hanno trasmesso la documentazione che richiedevo per recuperare questo denaro“ spiega. E sottolinea ancora una volta che la Cassa gli ha chiesto soltanto ora dei documenti (dopo 13 anni dalla morte della signora) e “nonostante le richieste verbali degli eredi“. Così ha deciso di interessare della questione anche la Banca d`Italia, l`ombudsman bancario (praticamente il “difensore civico“ delle banche) e il Codacons. Non solo. Manda a dire alla banca, di cui fra l`altro è socio, che ritiene il comportamento “censurabile e vergognoso“. Minimizza il direttore della Cassa, Giorgio Cainelli: “Questa è una causa particolare – dice riferendosi alla pratica della Prevedello -. Ho già parlato con alcuni eredi e stiamo definendo la pratica“. “Se in passato si sono avuti ritardi – si difende – è perché ci sono stati problemi tra gli eredi“.

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