Tutti in coda per il cinque per mille
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fonte:
- la Repubblica
Poche donazioni per arte e cultura
Boom del 5 per mille in Piemonte. A due anni dal debutto, si sono moltiplicati per quattro centri di ricerca, associazioni ed enti non profit che si candidano a ricevere una quota – volontaria – della dichiarazione dei redditi dei contribuenti. Nel 2006 c’erano 1.931 organizzazioni a spartirsi una torta che nel solo territorio regionale ammontava a 13,8 milioni. Oggi ce ne sono più di 6.000 puntando a dividersi risorse che tuttavia si annunciano inferiori, perché l’ultima finanziaria ha posto il tetto a livello nazionale di 400 milioni alle devoluzioni, il surplus – inevitabile visto il tasso di adesione superiore al 60% – rimarrà nelle casse dello Stato, dimezzando il contributo a una sorta di 2,5 per mille. Malgrado tutto, il meccanismo che consente al cittadino di vincolare il cinque per mille della propria Irpef al sostegno di enti che svolgono attività socialmente utili ha scatenato l’entusiasmo e l’attività di marketing delle associazioni. Finora i piemontesi (più di un milione) hanno premiato la ricerca scientifica in campo sanitario: nel 2006, 2,9 milioni sono finiti all’Airc di Candiolo, 185 mila al Fondo di solidarietà contro i tumori e 140 mila all’Ospedale Regina Margherita. Per il sociale svetta l’istituto Don Bosco con 780 mila euro e 197 mila al Cottolengo. Una bella cifra, 70 mila euro, ha rimpinguato anche le finanze di Slow Food. Non hanno sfondato invece arte e cultura: solo 25 preferenze (2.500 euro) per la Fondazione Sandretto, una alla fondazione per l’Arte della Compagnia di San Paolo e due a quella per l’arte contemporanea di Fondazione Crt. E quest’anno si riparte dal mondo sportivo, accorso in massa all’apertura del 5 per mille per tutte le società affiliate al Coni: bocciofile, calcio dilettantistico, sci e tennis club e anche centri fitness. Non mancano le stravaganze per uno strumento che nasca a supporto di ricerca e sociale: c’è l’"Associazione liquirizia radice di cultura"; la scuola di merengue "Let’s Dance" di Rivoli, i consumatori del Codacons di Torino, i condomini di Via Noè e Begalla, il rifugio del cane, l’associazione "Sempre voglia di cavallo". Ma il rischio, secondo Vincenzo Tassinari, portavoce del Terzo Settore torinese, è che le risorse "messe a disposizione dei contribuenti si polverizzino in migliaia di attività, sempre sotto il bollino Onlus ma di utilità sociale tutte da verificare. E poi che il contentino del 5 per mille diventi una scusa per le pubbliche amministrazione per tagliare sui servizi al Welfare". Intanto per evitare brutte sorprese molte associazioni sono corse ai ripari. Alcune coop sociali, come il consorzio Kairos, ma anche le imprese delle Acli, si impegnano a investire in progetti per l’occupazione: ogni euro che entrerà in a casa servirà a creare lavoro per soggetti svantaggiati. Della partita c’è l’Università di Torino che si è alleata con Fondazione Crt: ogni euro devoluto verrà raddoppiato dalla fondazione per favorire la ricerca. Il Politecnico, altro ateneo in lista, ha scelto invece "Progetti per il sociale". Il ricavato del 5 per mille finanzierà la ricerca per progetti innovativi nel campo del volontariato. Dice Elide Tisi di Federsolidarietà: "Il limite del 5 per mille è che i fondi arrivano troppo tardi. Oggi attendiamo ancora quelli del 2006". Per venire incontro a queste esigenze Banca Prossima, l’istituto di Intesa San Paolo per il non profit che entro l’anno aprirà una sua filiale anche a Torino, dopo quelle di Milano e Roma, ha lanciato un prodotto "5 per mille subito", una linea di finanziamento che anticipa i temi dell’Agenzia delle Entrate.
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